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il processo 

Minacce alla Beretti scelte le intercettazioni

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ANCONA. A tappe forzate prosegue – in tribunale ad Ancona, competente nel caso di coinvolgimento di magistrati reggiani – il processo nei confronti di don Ercole Artoni (il prete 88enne è difeso dai legali Alessandro Nizzoli e Francesca Corsi) e del maxi evasore Aldo Ruffini (il 74enne è tutelato dai legali Nino Ruffini di Reggio e Dario Bolognesi di Ferrara), accusati tra il gennaio 2017 e il giugno 2018 di aver stretto come in una morsa Cristina Beretti, cioè la presidente del tribunale di Reggio Emilia. Il magistrato venne messo poi sotto scorta.

I due imputati sono accusati di aver cercato di fare indebite pressioni al fine di arrivare al dissequestro del maxi patrimonio da 24 milioni di euro di Ruffini. Ieri nella seconda “puntata”, davanti al giudice Francesca Grassi, è stato nominato il perito che deve trascrivere le intercettazioni di particolare interesse segnalate dalle parti. Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente delicato del processo, su cui è facile prevedere che s’innescherà più avanti un braccio di ferro legale.

L’ indagine aveva portato al duplice arresto il 24 settembre scorso, sulla base del reato di violenza o minaccia a un corpo giudiziario, con l’aggravante di essersi avvalsi «della forza intimidatrice derivante dalla segreta associazione esistente o comunque supposta in quanto facevano riferimento agli associati della ’ndrangheta processati in Aemilia», procedimento in cui il giudice Beretti fa parte della Corte. —

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