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Il caso 

Terzo sfratto scongiurato per Sara e la sua bambina

Nicole Nasi
Terzo sfratto scongiurato per Sara e la sua bambina

Ieri mattina l’ufficiale giudiziario ha rinviato l’allontanamento al 22 marzo Adl Cobas: «La soluzione migliore non è una comunità per sole donne» 

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La settimana scorsa abbiamo raccontato la storia di Sara e di sua figlia – nome di fantasia per tutelare mamma e bambina – una donna sulla quarantina che ha subìto a Reggio Emilia poco più di tre anni fa episodi di violenza domestica da parte del convivente ma che, pur sconvolta e impaurita, ha messo in valigia qualche vestito e con la piccola è scappata da quella vita.

Tutto sembrava andare per il meglio, quando nel marzo del 2016 Sara, dopo il periodo della maternità, fu licenziata dall’azienda in cui lavorava. Negli anni seguenti non si è mai persa d’animo e grazie ad una rete di amici e conoscenti è riuscita a svolgere qualche lavoretto per pagare l’affitto e con l’aiuto degli assistenti sociali, che da sempre la seguono, è riuscita a pagare la retta dell’asilo, fino al settembre dell’anno successivo. Da tempo Sara insieme agli assistenti sociali sta cercando una soluzione abitativa dal momento che è stata esclusa dall’accesso all’iscrizione alla graduatoria per le case popolari.

A causa dei debiti con l’affittuario e alla precarietà della circostanza, da un anno è sotto sfratto e ieri mattina è avvenuto il terzo accesso dell’ufficiale giudiziario. In questi giorni Sara, dopo aver fatto sentire la sua voce tramite il sindacato Adl Cobas, in particolar modo attraverso il sindacalista Silvio Rosati, ha ricevuto un forte sostegno dalla cittadinanza che con piccoli gesti ha espresso la propria solidarietà.

«Siamo stati contattati da tante persone – spiega Rosati –. Sono stati offerti giochi e vestiti, ma soprattutto frasi di incoraggiamento a non mollare e lodi per il coraggio che Sara ha dimostrato».

Alcuni si sono presentati persino al momento dello sfratto, per non lasciare sole mamma e figlia: presenza che però non ha condizionato la scelta dell’ufficiale giudiziario di rimandare tutto al 22 marzo prossimo. Il funzionario, infatti, è rimasto in costante contatto con gli assistenti sociali, ritenendo la misura troppo drastica, in quanto non si è ancora stabilito dove la famiglia potrà andare a vivere.

«Riteniamo che un primo passo sia stato fatto – dice il sindacalista – tuttavia ci aspettiamo che le istituzioni, tramite gli assistenti sociali, trovino una soluzione dignitosa per Sara e sua figlia, così da essere da esempio alle tante donne sole che sono state vittime di violenza e si trovano ad affrontare il problema della mancanza di reddito dovuta alla precarietà dei contratti di lavoro».

I rappresentanti di Adl Cobas continuano a sostenere che il trasferimento in una comunità per sole donne non sia la giusta soluzione, in quanto potrebbe portare traumi psicologici soprattutto alla bambina, ma che la via d’uscita sia un alloggio popolare.

«Sara mi ha confessato che domenica sera non ha chiuso occhio – racconta Rosati – solamente dopo aver udito le parole dell’ufficiale giudiziario ha potuto tirare un sospiro di sollievo. È consapevole che arriverà presto anche il 22 marzo, ma non si arrenderà. Vuole a tutti i costi un futuro diverso per lei e per la piccola figlia di 6 anni, che naturalmente non era presente al momento dell’accesso del funzionario per non crearle ulteriori turbamenti. Sara non ha ancora risposte certe ma ora sa di non essere sola». —





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