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Rebus dei ricollocamenti Gli esuberi scendono a 561

Evaristo Sparvieri
Rebus dei ricollocamenti Gli esuberi scendono a 561

Coop Alleanza 3.0 e sindacati fanno il punto sulle 752 procedure avviate Chierici (Filcams-Cgil): «L’attenzione resta alta, fondamentale la volontarietà»

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«L’attenzione resta alta, fatto salvo che finora l’azienda si è mostrata disponibile a gestire questa fase in maniera condivisa: stiamo parlando di un numero di persone elevato, con una riorganizzazione che avrà impatti sulla vita delle persone, che dovranno trasferirsi da una sede a un punto vendita o a una controllata». Un totale corrispondente a 191 figure “full time equivalenti”, ovvero con orari settimanali di 38 ore, già ricollocate o comunque uscite dal piano di esuberi. Altre 561, invece, in fase di ricollocamento. Così Luca Chierici, segretario provinciale Filcams-Cgil, commenta l’esito del primo incontro che si è svolto lunedì a Bologna fra sindacati e Coop Alleanza 3.0, dopo l’annuncio dello scorso gennaio del piano di riorganizzazione che contava 752 esuberi: figure medie o apicali, con ruoli per lo più impiegatizi, pari a circa la metà del personale impegnato nelle sedi amministrative. Un intervento annunciato dalla stessa Alleanza 3.0 definendolo «fisiologico» dopo la fusione del 2016 tra Coop Adriatica, Estense e Nordest, con lo scopo di eliminare nel giro di un paio di anni i “doppioni” senza ricadute occupazionali, ovvero evitando licenziamenti.

Nel corso dell’incontro, rispetto al dato iniziale dei 752 esuberi, è stato fatto un primo punto della situazione: «Sostanzialmente della platea complessiva che Coop aveva annunciato nell’incontro precedente – aggiunge Chierici – ci è stato comunicato che 191 full time equivalenti, che non corrispondono necessariamente a 191 persone nel caso in cui in questo numero siano presenti anche part-time, non sono più nel piano esuberi perché hanno già accettato proposte di ricollocazione sulla rete di vendite, anche delle controllate, oppure per pensionamenti, cessazioni per scadenza del rapporto di lavoro o uscite volontarie».

Fra le ipotesi solo accennate, quella di una mobilità all’esodo estesa non solo ai circa 1.500 lavoratori delle sedi oggetto di riorganizzazione, ma anche al personale dei punti vendita, pari a 22mila lavoratori a livello nazionale, su base volontaria e dietro la proposta di incentivi. Un’ipotesi, specifica Chierici, «sulla quale non si è entrato nel merito e su cui per il momento non c’è ancora un accordo in tal senso»: «Abbiamo posto le basi per la discussione che deve riguardare un meccanismo legato alla volontarietà dei lavoratori, sia per quel che riguarda eventuali autocandidature delle persone operanti in sedi ad essere ricollocate in punti vendita o traghettate nelle controllate, sia in caso di uscite con procedura di mobilità legata alla non opposizione del lavoratore e a un incentivo che non è stato ancora quantificato. Si tratta di aspetti tutti da approfondire. C’è l’intenzione di provare a dare possibilità di ricollocazione nei punti vendita limitrofi agli attuali luoghi di lavoro o di residenza, analizzando anche se i punti vendita di destinazione abbiano o meno capienza». Nell’incontro è stato inoltre escluso il ricorso agli ammortizzatori sociali, che «per ora è stato accantonato da Coop Alleanza 3.0»: «Sono strumenti – prosegue il sindacalista – che la legge mette a disposizione e che qualora fosse possibile e necessario verranno utilizzati dopo che saranno smaltiti i saldi di ferie e permessi residui dei lavoratori, anche degli anni pregressi, e dopo un confronto con le organizzazioni sindacali, secondo quanto previsto anche dalle stesse normative». Il prossimo incontro è in programma il 21 febbraio. —



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