Gazzetta di Reggio

Reggio

in tribunale 

Una donna accusa il fidanzato «Botte per farmi prostituire»

Tiziano Soresina

Ieri l’imbarazzata deposizione del giovane bancario innamoratosi della 48enne «Faceva l’escort, temeva il compagno albanese. Cercai di farle cambiare vita»

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Un amore troppo pericoloso per un giovane bancario.

Quattro anni – dal 2008 al 2012, anche se la storia sentimentale non è stata continuativa – raccontati ieri mattina in udienza da un sempre più imbarazzato testimone che per il pm Valentina Salvi si era ingenuamente infilato nel bel mezzo di una vicenda più grande di lui, fatta di botte e persino liquido bollente gettato sulle gambe di un’italiana quarantenne per convincerla a prostituirsi. Pressioni da parte del fidanzato albanese poco più che trentenne che avrebbe ricavato ben 100mila euro nel giro di tre anni (dal 2007 al 2010) sfruttando l’attività a luci rosse della compagna. L’albanese – difeso dal legale Mattia Fontanesi – è ora sotto processo per sfruttamento della prostituzione e ieri davanti alla Corte (presieduta da Simone Medioli Devoto, giudici a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani) ha deposto il citato bancario che un bel giorno ha conosciuto questa donna (bionda, elegante e molto curata) in un bar del centro di Reggio Emilia, per poi innamorarsene.

I VUOTI DI MEMORIA

In un mix di vergogna e di comprensibile rimozione di quel periodo della sua vita, il 38enne ha rischiato per i suoi troppi «Non ricordo» rispetto a quanto messo a verbale in questura nel 2010, la trasmissione degli atti in Procura per falsa testimonianza. «Sapevo che lei faceva la escort e ho cercato di farle cambiare vita – spiega con un filo di voce il bancario – aiutandola anche economicamente, ma aveva sempre bisogno di soldi e alla lunga non ho più retto a questa situazione, non volendola più incontrare». Indirettamente sapeva anche delle botte: «Mi aveva mostrato una foto sul cellulare con un occhio nero, ho visto delle ciocche di capelli che mi disse le erano state strappate dal fidanzato albanese, ma di atti violenti me ne aveva parlato più volte».

SOLDI, BOTTE E MINACCE

Una storia infarcita da tante minacce: «Una volta eravamo a cena fuori e lei aveva messo in viva voce la telefonata giunta da quell’uomo che lei chiamava Giorgio: ho sentito che lui minacciava di ucciderci entrambi. Le nostre uscite erano lontano da Reggio Emilia, aveva paura d’incontrare lui o i suoi amici albanesi». Ma il 38enne, pressato dal pm Salvi, aggiunge anche quanto accaduto una sera, in zona Rosta Nuova, all’uscita dalla banca: «Sono stato raggiunto nel parcheggio da uno straniero, presumo albanese e mi è stato detto “La puttana italiana te l’ammazziamo” . Mi sono spaventato, sanno anche dove lavoro...». Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, anche dopo la rottura con l’albanese, la donna avrebbe continuato a portargli i soldi ricavati dall’attività di prostituzione: «Ricordo di una volta che siamo andati a Cella perché doveva recuperare una valigia a casa dell’ex fidanzato. Aveva con sè una busta con dentro 500 euro. Non vidi la consegna, ero rimasto in auto. Quando è tornata con la valigia, mi ha detto che avevano litigato». Mai visto l’albanese? «Forse una volta – risponde al pm – l’ho incrociato per caso nella via dove era andata ad abitare da sola». Di recente lei ha cercato di contattare il bancario su Facebook: «Non ha funzionato – è lapidario il testimone – meglio di no...». —



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