Morte in piazza a Torino durante la finale di Champions League, due processi: nove i reggiani rimasti feriti
Nel mirino il sindaco Appendino e gli organizzatori, ma anche la banda dello spray. Il guastallese Zerbin è parte civile, l’amico Borgonovi valuta l’azione risarcitoria
REGGIO EMILIA. Cominciano a delinearsi nell’aula bunker delle Vallette – a Torino – i contorni, anche in chiave reggiana, del caos che scoppiò la sera del 3 giugno 2017 durante la proiezione su maxi schermo in piazza San Carlo della finale di Champions League fra Juventus e Real Madrid.
Come è apparso prospettato ieri in aula, vanno verso l’unificazione i due procedimenti che riguardano le carenze organizzative legate a quella serata (la Procura punta l’indice nei confronti del sindaco Chiara Appendino, dell’ex questore di Torino Angelo Sanna e di altri 13 fra amministratori ed organizzatori), ma anche le accuse a quattro giovanissimi marocchini che avrebbero scatenato il panico fra la folla servendosi di uno spray al peperoncino a scopo di rapina. Sia l’accusa che la difesa hanno ieri presentato un’istanza per riunire i due tronconi giudiziari. Il 18 febbraio il gup si esprimerà su questo punto-chiave. Un approdo unificato che, con il rinvio a giudizio, sarebbe la Corte d’assise di Torino.
LE PARTI OFFESE
Come già emerso in udienza, sono ben 1694 le persone (per lo più giovani) rimaste ferite in quella terribile serata, fra cui 9 reggiani. Ma c’era anche scappato un morto: la 38enne Erika Pioletti (era stata schiacciata contro un cancello, il decesso dopo 12 giorni di agonia). Di recente è deceduta anche la 63enne Marisa Amato, ma non è ancora chiaro (la Procura non ha concluso gli accertamenti) se questa morte verrà indicata nel capo d’imputazione. Al momento solo due reggiani hanno preso posizione. Il guastallese 26enne Mattia Zerbin (che ha una prognosi certificata di 40 giorni) si è costituito parte civile tramite gli avvocati Vainer Burani e Manuela Mora. «Il nostro assistito ha riportato lesioni dal gomito in giù del braccio destro – spiegano i due legali – e ha vissuto momenti terrificanti, investito da una folla completamente fuori controllo. E tuttora quando Mattia si trova in luoghi affollati è preso dal panico. Sono state necessarie terapie e riabilitazione». Coinvolto pure un altro giovane di Guastalla – cioè il 22enne Federico Borgonovi – che è tutelato dall’avvocato Gabriele Pignagnoli: «Per il momento la strada giudiziaria scelta – illustra il legale – è quella di una causa civile per il risarcimento-danni. Federico è caduto spinto da quel caos, ferendosi ginocchia e mani con i vetri sparsi sull’asfalto». Come ha raccontato la Gazzetta dopo quelle terribili ore, Mattia Zerbin, Federico Borgonovi, Alessandro Magnifico e Alessandro Lusuardi (sono quattro ragazzi di Guastalla) avevano scelto di essere parte della marea bianconera che a Torino, sognava di festeggiare il triplete di Buffon e compagni. Fino al 3-1 per il Real Madrid, quando di colpo tutto è cambiato.
IL RACCONTO-SHOCK
«Eravamo al centro della piazza – aveva detto Alessandro Lusuardi – e all’improvviso abbiamo visto gente correre all’impazzata, senza capire cosa stesse accadendo. Scene di panico, con persone che si spingevano, si calpestavano e franavano a terra. Siamo scappati e persi nel caos: io ho preso qualche botta e mi sono rifugiato in un bar per medicare con alcuni stracci i tagli che mi ero procurato. Dopo circa mezz’ora ho ritrovato i miei amici: anche Mattia e Federico erano feriti. Siamo andati al pronto soccorso di Torino, ma era pieno di gente, così abbiamo deciso di tornare a casa per farci assistere: all’ospedale siamo stati medicati, ma Mattia è dovuto tornare per togliere una scheggia di vetro nella mano». —
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