Gazzetta di Reggio

Reggio

Anche al Piedigrotta 2 e al Paprika le richieste di denaro sui biglietti

Enrico Lorenzo Tidona

Rabbia e bocce cucite nelle pizzerie: «Ormai ci aspettiamo di tutto» Altri due i locali finiti sotto protezione dopo aver ricevuto la minaccia 

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LE CONSEGUENZE

Se le richieste di pizzo scritte sui fogli non sono minacce reali, i colpi di pistola lo sono di certo. Ma se il metodo usato è mafioso non è detto che gli autori lo siano. Congetture al vaglio delle forze dell’ordine, ma che al momento poco rincuorano i titolari anche del Piedigrotta 2 di via Emilia Ospizio e del Paprika di San Maurizio, le altre due pizzerie reggiane raggiunte non da spari ma dai bigliettini con richieste di pagare il pizzo. Dopo gli episodi a La Perla di Cadelbosco e al Piedigrotta 3 di Ospizio a Reggio, raggiunti in due notti diverse da colpi di pistola, si allarga quindi il ventaglio dei locali presi di mira da malviventi che stanno togliendo il sonno a molti. «Nessuna dichiarazione, non sappiamo né diciamo niente» fanno sapere telegraficamente dal Piedigrotta 2 di via Emilia Ospizio, terza pizzeria finita nel mirino dei malviventi, e che dista pochi metri dal Piedigrotta 3. Anche al 2, nei giorni scorsi, è stato trovato uno dei bigliettini con tanto di richiesta di soldi, alla quale non è seguita però l’esplosione di colpi.

Nonostante gli attentati e le richieste in stile mafioso, nessuno dei locali ha chiuso: la normalità è l’unica risposta che titolari e dipendenti vogliono dare ai malviventi che stanno causando loro problemi a non finire. Il riserbo, chiesto anche dalle forze dell’ordine, è però massimo. La particolarità riguarda proprio la richiesta di pagare il pizzo recapitata anche al Paprika, rinomata pizzeria del gruppo Pizzikotto, realtà tra le più affermate nel nord Italia controllata da una società di Udine i cui rappresentanti non sono nemmeno presenti nel locale, dove ci sono solo dipendenti. Difficile quindi chiedere il pizzo a un franchising. Anche le altre pizzerie sono di successo, gestite da imprenditori salernitani che si sono distinti e senza problemi agli occhi delle forze dell’ordine. «Finché l’episodio degli spari riguardava solo La Perla si poteva pensare che fosse un caso circoscritto e magari personale, ma quattro episodi ci fanno sentire tutti sotto tiro. Ormai possiamo aspettarci di tutto» è il commento di una delle pizzerie ora sotto controllo da parte delle forze dell’ordine. «L’unica cosa certa è il danno che fanno a noi e al nostro settore» continua uno dei titolari, «a questo punto si può pensare di tutto e avere ragione su niente. Non sappiamo davvero cosa pensare. Vogliamo solo lavorare ed essere lasciati in pace».

La scoramento è comprensibile: la routine sembra definitivamente spezzata dal via vai di forze dell’ordine, giornalisti, dalle domande dei clienti stessi, preoccupati per le sorti dei locali punto di riferimento in città e non solo. Lavoratori e titolari delle pizzerie parlano bene l’uno dell’altro, si fanno forza a distanza e si tengono in contatto in questi giorni difficili, in attesa che il cerchio venga definitivamente chiuso con l’arresto di chi spara in zone abitate e minaccia una città intera. —

Enrico Lorenzo Tidona

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