«Organici carenti, aleatorio tenere aperti i piccoli centri»
La posizione di Elsa Viora, presidente dell’associazione ostetrici ospedalieri «Non vorremmo che si tornasse indietro»
Castelnovo Monti. Non solo sui punti nascita dell’Appennino emiliano chiusi nell’ottobre 2017 (Castelnovo Monti, Borgotaro e Pavullo nel Frignano), ma in tutta Italia è tornata la discussione. Rafforzata da due novità: un atteggiamento mutato da parte del Ministero della salute e di diverse Regioni, tra cui l’Emilia Romagna, che stanno lavorando alla revisione del parametro minimo di 500 parti all’anno per il mantenimento di tali servizi. E la probabile presa di coscienza che le chiusure decise finora non hanno aumentato la sicurezza di partorienti e neonati, se è vero che numerosi sono stati i parti avvenuti in ambulanza per l’impossibilità di raggiungere rapidamente gli ospedali.
L’inTERVENTO
Un dibattito di livello non solo locale, arricchito ultimamente dalla presa di posizione di Elsa Viora, presidente dell’ Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi). «Condividiamo le parole del ministro Grillo quando afferma che “le mutate condizioni al contesto richiedono oggi una profonda riflessione sulla ponderazione dei rischi, nell’interesse primario delle mamme e dei neonati” – ha affermato – ma non vorremmo tornare indietro su posizioni acquisite che sono state determinate dai dati ottenuti nelle varie realtà italiane. Il grande lavoro che il Comitato percorso nascita nazionale dal 2010 ha fatto e sta facendo non va dimenticato: il monitoraggio continuo della appropriatezza, sicurezza e qualità dell’intero percorso nascita, fornisce importanti elementi di riflessione. Alcuni standard di sicurezza rimangono imprescindibili da qualunque revisione, per esempio la presenza h24 in guardia attiva dell’intera equipe che comprende le figure professionali di medico ostetrico-ginecologo, ostetrica, neonatologo-pediatra, anestesista con le risorse strutturali e strumentali necessarie».
NUMERO PARTI
«Il numero di parti-anno per punto nascita – sottolinea – è un elemento indispensabile affinché l’equipe abbia la competenza che dipende sia dall’esperienza sia da un programma di formazione professionale continua ed appropriata». Un numero che quindi – e questo è sicuramente un aspetto che risulta di interesse per i punti nascita chiusi – non viene indirizzato tanto alla struttura, quanto all’equipe che vi opera, e in questo senso da tempo per Castelnovo Monti è stata avanzata la proposta della turnazione dei professionisti con il Santa Maria Nuova.
I COSTI
Conclude Viora: «Il “problema” dei punti nascita non può né deve sottostare a logiche politiche o di costi economici ma deve essere affrontato considerando, prima di ogni altro aspetto, la sicurezza delle donne e dei bambini. Riteniamo davvero essenziale che il ministero si adoperi per definire e confermare i criteri di sicurezza dei punti nascita e che tutti gli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza alla gravidanza forniscano una corretta informazione alle donne al fine di creare un percorso il più possibile umanizzato ed il più possibile condiviso». «È infine opportuno sottolineare – conclude – che nell’attuale situazione di carenze di organici in gran parte degli ospedali, aggravata dall’insufficiente numero degli specialisti ostetrici-ginecologi disponibili in tutta Italia, appare aleatoria la pretesa di mantenere attive piccole strutture prive dei requisiti minimi». Al momento della sua chiusura il punto nascita dell’ospedale Sant’Anna presentava quasi tutti i requisiti di sicurezza richiesti, con la sola esclusione della guardia pediatrica notturna. —
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