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Piano per far tracimare il Po in sicurezza. Lo studio lombardo che fa discutere

L' impressionante piena del Po che nel 2000 aveva portato il Grande fiume a invadere molte aree golenani.
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L' impressionante piena del Po che nel 2000 aveva portato il Grande fiume a invadere molte aree golenani.

Guastalla, gli argini maestri non si possono più elevare, ma in caso di piene superiori a quelle del 2000 potrebbero non tenere 

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GUASTALLA. La notizia è di quelle che fanno discutere: studiare forme controllate di tracimazioni, individuando punti dove, in caso di piena eccezionale, far liberare piccole quantità di acqua sacrificando porzioni di campagne, mantenendo però solido l’argine, attraverso accorgimenti tecnici che si andranno a studiare nei prossimi anni con alcune sperimentazioni. . Cade il tabù dell’invalicabilità degli argini maestri, considerati le ultime difese per contenere le acque dei fiumi. E quelle del Po, di cui si sta parlando. Partendo dal fatto che gli argini non si possono alzare più di così e che se oggi l’acqua li sommergesse potrebbero crollare, causando enormi disastri. Da qui il progetto da 15 milioni pagato dalla Regione Lombardia e gestito dall’Aipo che prevede il rialzo dei sette tratti mantovani di argini ancora da sistemare. Ma anche la costituzione di una cabina di regia con l’Autorità di Bacino del Po, Aipo, e le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna.

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CABINA DI REGIA. L’idea della cabina di regia nasce dalla constatazione che nel corso degli ultimi secoli i terrapieni del Po sono sempre stati rialzati e oggi hanno raggiunto dimensioni colossali e altezze tali da rendere ardui e forse inutili ulteriori rialzi. La quota raggiunta garantisce quasi ovunque una sicurezza calcolata su eventi che si presentano statisticamente ogni 200 anni. Ma le piene del 1994 e del 2000 hanno mostrato che gli eventi eccezionali potrebbero in futuro diventare la norma e quelle degli ultimi due secoli insegnano che, su 200 eventi di piena, il 70% è stato causato dal crollo dell’argine in seguito al sormonto dell’acqua. Da qui la necessità di studiare un piano B.

Un’ipotesi che ha allarmato i consiglieri mantovani in Regione. Come Barbara Mazzali (di Fratelli d’Italia)che, pur essendo in maggioranza, ha presentato una interrogazione che punta il dito su questa possibile soluzione. Interrogazione che è stata discussa ieri mattina al Pirellone.

L’INTERROGAZIONE.«Da sempre i nostri padri hanno cercato di strappare le terre al fiume, costruendo argini a loro tutela - spiega la Mazzali - Quella della tracimazione controllata per noi non è la soluzione ideale, perché comporterebbe una scelta tra aree di serie A e di serie B. Abbiamo bonificato e prosciugato interi territori, che a seguito di questo sistema verrebbero invece sacrificati. Bisognerebbe, invece, concentrarsi su altre soluzioni, come la laminazione delle piene sfruttando al meglio le aree interne, accompagnata da una oculata gestione dei sedimenti».

Nella risposta, l’assessore al territorio Pietro Foroni ha spiegato che si tratterebbe per ora solo di una sperimentazione che prima di essere applicata sul Po potrebbe essere testata su uno degli affluenti, che si tratta di un piano B rispetto al rialzo degli argini e che, in ogni caso, scatterebbe solo su piene di grandezze per ora mai verificatesi. L’assessore ha anche garantito il coinvolgimento dei territori interessati.

LE AREE. Le aree dove poter individuare tratti di argini maestri del Po da far sormontare in caso di piena eccezionale devono avere caratteriste particolari, illustrate nell’unica serata pubblica sinora sul tema, che si è tenuta lo scorso mese di novembre a Suzzara. Ovvero, essere “compartimentabili”, cioè circondate da argini e “svuotabili”.

Tre le aree possibili: Bassa Parmense, Sinistra e Destra Secchia. Nel caso del Sinistra Secchia, lo svuotamento avverrebbe con la botte Villoresi (40 metri cubi al secondo). Si tratta di una zona al confine con il territorio reggiano. Vicinanza che pone l’intera questione di interesse anche per il nostro territorio.

 

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