Summit straordinario in prefettura «Dietro c’è una strategia precisa»
I vertici delle forze dell’ordine si sono riuniti ieri mattina, si indaga sui legami con il metodo mafioso
Strategia precisa, stesso disegno criminale, identici autori. Sono questi gli elementi che emergono dal summit che si è svolto ieri mattina in prefettura alla presenza dei vertici delle forze dell’ordine. Un tavolo già programmato ma che, inevitabilmente, si è incentrato su un principale argomento di discussione: le sparatorie contro le due pizzerie di Reggio Emilia – La Perla di Cadelbosco e il Piedigrotta 3 di via Emilia Ospizio – e le richieste di pizzo avanzate dai criminali alle attività. Quattro in totale perché, oltre ai due locali colpiti dai proiettili, ve ne sono altri due in città che hanno ricevuto gli stessi biglietti con le stesse richieste estorsive.
«strategia precisa»
A riunirsi in prefettura, verso le 11.40, sono stati il prefetto Maria Grazia Forte, il procuratore capo Marco Mescolini, il questore Antonio Sbordone, il colonnello dei carabinieri Cristiano Desideri e il colonnello della guardia di finanza Roberto Piccinini. Il primo a uscire dai portoni di Corso Garibaldi, controllati a vista, è stato proprio il questore, che ha tracciato gli elementi principali raccolti dagli inquirenti, quelli che è possibile divulgare al momento senza compromettere le indagini.
«Abbiamo fatto il punto su quello che è successo, sul perché, e abbiamo dato una prima chiave di lettura – spiega Sbordone –. Direi che è abbastanza chiaro che dietro c'è qualcosa di specifico ma non mi sento di lanciare proclami sull’identificazione dei responsabili. Ci stiamo lavorando e questi comitati servono proprio per parlare della sicurezza delle persone, che vengono prima di tutto».
proteggere i titolari
E non è un caso, infatti, se durante il vertice è stato deciso di disporre delle forme di protezione verso le attività vittime degli estorsori: «Abbiamo intensificato i controlli nella zona di Ospizio e a Cadelbosco – prosegue il questore – e abbiamo disposto da ora una vigilanza specifica per le pizzerie e i titolari, per far sentir loro la nostra presenza e protezione. Non delle scorte ma un rafforzamento della vigilanza».
Su chi possa esserci dietro, però, Sbordone ancora non si sbilancia: «Le idee che abbiamo sono chiare ma non chiarissime, nel senso che è evidente che dietro c’è una strategia precisa ma ancora non sappiamo quali saranno le loro prossime mosse. Certo è che non sono episodi che capitano in modo estemporaneo, c’è qualcosa che qualcuno deve capire, non solo noi». Ieri a parlare, uscito dal vertice, è stato anche il procuratore capo.
procura e prefettura
«Confermo quello che ha detto il questore e il nostro impegno assoluto nelle indagini – ha ribadito Mescolini – con la consapevolezza però che siamo nel 2019 e non nel 2010, abbiamo tanti elementi e strumenti in più che ci consentono una lettura degli atti che fornisca un senso compiuto alla vicenda».
Il riferimento del procuratore è a nove anni fa, quando partirono le prime inchieste che sfociarono poi nel maxi processo di ’ndrangheta Aemilia. Una conferma indiretta, quella di Mescolini, che l’ipotesi prevalente sulla quale si stanno muovendo gli inquirenti sia quella del metodo mafioso.
«Credo – rassicura infine il procuratore capo di Reggio Emilia – che gli elementi in mano a polizia e carabinieri consentano di affrontare la vicenda adeguatamente». —
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