«Con il nostro lavoro nei campi diciamo no al caporalato»
Prima la lezione all’istituto Motti poi la conferenza alla biblioteca Panizzi Cleopazzo e Siliman producono salsa di pomodoro “a sfruttamento zero”
REGGIO EMILIA. Venerdì mattina sono stati i protagonisti di una lezione particolare all’istituto alberghiero Motti, dove si studia l’alimentazione e dove hanno lasciato un segno con le loro storie di uomini e di sfruttamento legato alla terra; ieri hanno incontrato i reggiani alla biblioteca Panizzi, in una conferenza dedicata alla lotta al caporalato. Angelo Cleopazzo e Moussa Siliman sono amici e compagni d’avventura ormai da anni. Girano l’Italia per far conoscere la propria esperienza e per promuovere ciò che producono: salsa di pomodoro, fatta senza ricorrere all’oppressione dell’uomo sull’uomo. Il prezzo è diverso da quello della salsa che si trova nei supermercati, ma dietro un costo più alto c’è una ragione valida.. Angelo è pugliese, di Nardò. È lì che svolge la propria azione di militante e di agricoltore. Moussa è sudanese e ha conosciuto sulla propria pelle cosa significa lo sfruttamento.
«Studiavo a Bologna – racconta Cleopazzo – ma sono tornato nella mia terra per condurre un’azione politica, combattendo contro la sopraffazione. Abbiamo dimostrato che si può commerciare un prodotto eccellente senza per questo ingrassare i caporali e le mafie. Con l’associazione “Diritti a sud” riuniamo due esperienze, la nostra a Nardò e una simile a Bari, dando lavoro in estate per la raccolta dei pomodori con contratti perfettamente regolari. Il risultato è la vendita di vasi di salsa da 520 grammi a 3 euro. Non si trovano nella grande distribuzione per nostra scelta, perché la politica dei prezzi dei supermercati finisce per essere pagata dai produttori e dai lavoratori dei campi, sui quali si esercita lo sfruttamento».
Cosa sia questo sfruttamento lo spiega Moussa, arrivato dall’Africa in modo rocambolesco e a rischio della vita. Scappato dalla guerra civile del Darfour, arrestato in scontri costati la vita a suo cugino e liberato dal carcere grazie a uno zio avvocato che pagò funzionari corrotti, entrò in Italia dalla Turchia e dalla Grecia venendo una prima volta arrestato e riportato indietro perché clandestino, riuscendo alla fine a espatriare nel cassone di un camion di angurie.
«Volevo studiare legge, ma non riuscivo a mantenermi – sono parole del giovane sudanese –. Sono arrivato in Puglia dove mi hanno portato in luoghi abitati solo da africani. Lavoravamo tutto il giorno sotto un sole cocente. Non c’era acqua, non c’era niente. Se volevo lavarmi dovevo affittare un’auto per arrivare a un pozzo. Dipendevamo in tutto dai caporali. La paga era di 3 euro e mezzo per ogni cassone di pomodori da 350 chili, però da questi soldi venivano tolti il costo per i pasti e per l’acqua, che eravamo obbligati a prendere dai caporali. Alla fine erano più i soldi che spendevamo che quelli che prendevamo. Dopo altre esperienze non positive, ho conosciuto Angelo e adesso con lui porto avanti questo progetto contro il caporalato».
Il progetto di lotta allo sfruttamento ha trovato l’appoggio del Comitato Esodati di Reggio; in questa loro esperienza in città Cleopazzo e Siliman sono stati accompagnati da Pietro Braglia, che attraverso il Comitato stesso adesso contribuirà alla commercializzazione della salsa.
Un altro canale di vendita sarà on line, dal sito www.dirittiasud.org in fase di allestimento. Oppure più semplicemente si può telefonare al 327-53.06.166 o al 320-70.68.806, o ancora si può scrivere a vendite@dirittiasud.org. —
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