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Reggio Emilia, estorsioni e spari contro le pizzerie: nei pizzini insulti e minacce di gambizzazioni: "Faremo scoppiare il finimondo"

Reggio Emilia, estorsioni e spari contro le pizzerie: nei pizzini insulti e minacce di gambizzazioni: "Faremo scoppiare il finimondo"

"Faremo scoppiare il finimondo fra i clienti". Ecco alcune frasi indirizzate a La Perla di Cadelbosco Sopra, uno dei quattro locali finiti nel mirino. Arrestati i tre figli di Francesco Amato

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REGGIO EMILIA. Minacce di gambizzazioni e di "far scoppiare un finimondo" mentre nel locale ci sono i clienti. E poi insulti, con frasi senza punteggiatura ed errori grammaticali. E con la richiesta di mille euro di pizzo. Ecco cosa c'è scritto nei pizzini indirizzati alla pizzeria La Perla di Cadelbosco Sopra, che la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio è stata raggiunta da sei colpi di proiettili.

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Cinque, invece, i colpi sparati contro l’ampia vetrata della Pizzeria Piedigrotta 3 in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio. A ricevere pizzini simili, anche altre due pizzerie di Reggio Emilia: Piedigrotta 2 e Paprika.

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Intimidazioni e tentate estorsioni di cui sono accusati  i tre figli di Francesco Amato: Cosimo di 20 anni, Mario di 29 e Michele di 22, individuati dalle forze dell'ordine come coloro che hanno tenuto sotto tensione per due settimane ristoratori e pizzaioli di Reggio Emilia con richieste estorsive precedute da biglietti minacciosi dattiloscritti e seguite da esplosioni di pistola all’indirizzo delle attività commerciali.

Lo scorso 5 novembre il padre, il 55enne Francesco Amato, condannato per mafia nel processo Aemilia, per circa 10 ore aveva creato forte apprensione asserragliandosi all’interno dell’ufficio postale di Pieve, a Reggio Emilia, con cinque ostaggi per poi essere arrestato dai carabinieri

IL PRIMO PIZZINO. Ecco la trascrizione del primo pizzino: "Al  sotto scritto la perla: vi chiediamo di essere gentili e di capire il problema vi chiediamo ogni mese di darci la somma di mille euro non sono niente al confronto di quanto guadagnate e dalla chlientela che avete se si oggi abbiamo è ventu venticinque zero uno duemila e dicianove mi ascolti bene per il ventinove di questo mese dopo la chiusura mi mette attaccato alla porta un nastro rosso e poi vi diremo nop noi il giorno del pagamento se negativo e lei quel no nastro rosso non lo mettera é specialmente se ci accorgiamo che puzza di sbirri secondo me sara brutto mentre le persone man staranno per mangiare t e tutto un tratto scoppia il finimondo perderai un sacco di clienti sara un peccato vedere la perla chiudere ci pensi bene,;:ç***".

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IL SECONDO PIZZINO. Ecco la trascrizione del secondo pizzino: "al titolare della perla: essendo che le nostre richieste sono caduti nel vuoto io stasera ti faro dei danni perchè ai sottovalutato il problema per questa sera anzi domani cabierai i vetri e se ancora continui a fare il testardo ti mettero fuoco o chi lo sa se mi fai girare bene i coglioni ti cambizzo tu che dici, quindi far farmi capire che sei favorevole aqlla mia richiesta doma,ni sera metti nastro rosso che poi ti daremo noi l'indicazioni intanto agiustati la vetrata che costera tanto faccia di merda. Cordiali saluti****".

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L'ARRESTO. I carabinieri della Compagnia di Guastalla, della Stazione di Cadelbosco Sopra e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, hanno quindi sottoposto a fermo i tre fratelli, a carico dei quali sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di tentata estorsione aggravata e continuata.

«A Reggio il pizzo non esiste e non inizierà certo questa settimana. Per il futuro possiamo dire che noi ci siamo». Così il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini.

Nel corso delle attività i carabinieri reggiani hanno proceduto a perquisizioni a carico degli indagati al termine delle quali è stato sequestrato importante materiale probatorio tra cui l’auto e la moto usate in occasione degli atti intimidatori effettuati con le esplosioni di armi da fuoco all’indirizzo delle due pizzerie, capi di vestiario e soprattutto una macchina da scrivere ritenuta essere il mezzo con il quale sono stati approntati i “pizzini” contenenti le richieste estorsive.

A portare i carabinieri reggiani ad operare gli arresti è stato l’eccezionale connubio tra le tradizionali attività quali quelle di controllo e conoscenza del territorio esercitata dai carabinieri di Cadelbosco Sopra e le attività investigative di natura tecnica seguite, sotto il costante coordinamento della Procura reggiana, dai carabinieri della Compagnia di Guastalla e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia. Attività cui ha fatto da sfondo l’Osmosi tra i reparti investigativi dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Emilia e quelli della Questura reggiana.



 

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