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intervista al presidente della commissione antimafia 

Morra: «L’Emilia non era un paradiso terrestre»

Stefano Scansani
Morra: «L’Emilia non era un paradiso terrestre»

Anticorpi? «Se le mafie hanno conquistato posizioni importanti al Nord  è perché c’era un tessuto predisposto ad accettarle. C’era già malaffare»

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dalla prima

«La legislazione più avanzata contro le mafie è quella italiana, ma le cosche ora fanno affari globali in Germania, Inghilterra, Olanda e negli altri Paesi europei, con particolare attenzione negli ultimi anni all’Europa dell'est, ed hanno trovato terreno fertile con cittadini di quei paesi. Per questo gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle hanno fatto bene ad avanzare a Bruxelles la richiesta di impegni precisi agli altri Stati europei. Serve poi una grande consapevolezza culturale da parte di tutti. Il lavoro che si fa nelle scuole, nelle parrocchie, nei centri culturali può essere fondamentale.

La repressione, necessaria, non può dimenticare la prevenzione. E la mafia è espressione di un pensiero perverso e raffinato, ma su fondamenta arcaiche».

La presenza mafiosa è multiforme. Come può mutare e tornare sul territorio, riciclando e arruolando uomini nuovi?

«Tutte le inchieste ci dicono che oltre alla parte “militare” e violenta - che è la più pericolosa ma anche visibile -, le mafie sempre fanno sempre più affari con la zona grigia, i cosiddetti ‘colletti bianchi’. In sempre più settori. Oggi le cosche mandano i propri affiliati nelle migliori università tanto per chiarirci, come si è sentito chiaramente in intercettazioni dell'operazione "Gambling".

C'è un old style e un new style dell'agire mafioso. Il primo è quello primitivo ed estorsivo, come i recenti spari contro le pizzerie reggiane. Il secondo è rappresentato dalla faccia imprenditoriale e insinuante della criminalità per lo più finanziaria. Il contrasto dev'essere a largo raggio...

«Ha perfettamente ragione ed è quello che sottolineavo poco fa. Oggi le mafie agiscono su più livelli ed in sempre più settori. Come ricordava Gratteri, offrono business e manodopera in nero, riciclano denaro sporco non più solo nel settore edile ed acquisiscono attività economiche come ristoranti e hotel, ma sono attive anche nel gioco d’azzardo, nella sanità privata - come emerso in inchieste in Lombardia -, nella gestione di centri benessere, società sportive...».

Il suo è stato anche un allertamento in vista delle elezioni che da noi saranno europee, comunali e regionali. Ha indicato il condizionamento del voto come primo rischio. Che cosa intende per “controlli deontologici delle liste elettorali”?

«La Commissione antimafia già nella scorsa legislatura con la presidente Bindi aveva adottato un codice di autoregolamentazione per fare controlli sulle liste con il sostegno in specie della Procura Nazionale Antimafia oltre che di Prefetture e Procure. In Abruzzo i riscontri hanno detto che le liste erano “pulite”.

Ora i parlamentari in antimafia del Movimento 5 Stelle hanno proposto un nuovo codice che inserisca le innovazioni penali dell’ultima parte della passata legislatura e dell’avvio di questa, e a breve dovremmo arrivare a termine di questo sforzo di innovazione. Reati finanziari, reati previsti nella nuova legge anti-corruzione ed altri reati spia come il caporalato, e quelli legati allo sfruttamento dell’immigrazione non potranno più essere nel “curriculum” dei candidati. Ci auguriamo che la Lega e gli altri partiti vogliano approvare il nuovo codice. Il controllo della Commissione antimafia sulle liste elettorali, penso anche a Reggio, è una garanzia in più che si dà al cittadino e mette ogni forza politica davanti alla consapevolezza di candidare persone pulite. Questo aumenta la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Si candiderà se non il meglio, quantomeno non il peggio».

C’è un impegno governativo gialloverde massimo sullo stop all’immigrazione, per il Decreto Sicurezza, Quota 100 e il reddito di cittadinanza. La lotta totale alla mafia è un riferimento verbale che pare essere andato sottocoperta. Non le pare?

«Su questo dissento e le spiego perché. Oggi le mafie agiscono su più fronti e la corruzione come diceva spesso don Ciotti va considerata un volto delle mafie. Con la nuova legge anti-corruzione si sono introdotte importanti novità per combattere questa piaga. C’è poi la nuova legge contro il voto di scambio politico-mafioso che verrà modificata e migliorata nel passaggio alla Camera, correggendo alcuni punti critici approvati al Senato. Sarà un altro passo avanti. Lo stesso reddito di cittadinanza, dove lo Stato aiuta chi è in difficoltà inserendolo in un percorso lavorativo-formativo, può aiutare contro il voto di scambio e non solo. Poi si può sempre migliorare, questo è indubbio. L’importante è che ci sia consapevolezza e si investa sull’educazione alla legalità».

Un male atavico, autorigenerante, incurabile. Da noi si dice che prima del processo Aemilia mancassero gli anticorpi, dunque l’esatta conoscenza del virus. Quando sarà possibile vincerlo?

«Quando tutti capiremo che nessun territorio, nessun soggetto può essere “immune” e ci impegneremo considerando le mafie il peggiore cancro della nostra società, faremo tutti un grande passo avanti verso una democrazia vera. Se le mafie hanno conquistato posizioni importanti al Nord, in Emilia e a Reggio, - me lo lasci dire da uomo nato al Nord e che vive da anni in Calabria dove prima di essere eletto lavoravo come insegnante - è anche perché anche al Nord c’era già un tessuto predisposto ad accettarle. Nel Nord, in Emilia, c’era già malaffare; non era il “paradiso terrestre”, pensando ai tanti reati finanziari qui compiuti. Un malaffare che non sempre è stato individuato e contrastato con la dovuta forza. Occorre poi superare la mentalità mafiosa che è aiutata anche da una concezione della vita che mette il “potere”, il “dio denaro” al primo posto».

Per realizzare l’infiltrazione servono i mafiosi, ma anche gli imprenditori che fanno affari con loro, apparati territoriali porosi, colletti bianchi assecondanti, la politica non reattiva o consenziente. Come si fa a smontare questo meccanismo?

«Con sempre più consapevolezza del fenomeno, trasparenza e facilitando i controlli da parte di forze dell’ordine e magistratura. Poi più i mass media ne parlano, approfondendo seriamente il tema, meglio è, perché si fa cultura. A Reggio Emilia, dove avete avuto diversi giornalisti minacciati dalla ‘ndrangheta e parte lesa nel processo Aemilia - penso a Sabrina Pignedoli e Gabriele Franzini -, è stato fatto un lavoro importante. Agli imprenditori, politici, professionisti dico però che se si è puliti non si deve aver paura di nulla.

Le “white list” sono importanti e le imprese sane devono capire che l’agire onestamente è un fattore competitivo importante. Con le “scappatoie” si fa del male alla comunità reggiana, ed i nodi nella vita prima o poi vengono al pettine.

L’onestà premia anche dal punto di vista economico, ma sul lungo periodo, ricordiamolo». —

Stefano Scansani

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