Per i delitti del 1992 adesso Brescello chiede i danni a Grande Aracri
Il boss ieri alla sbarra a Reggio: non vuole le riprese delle tivù Il Comune parte civile: «Sciolti per mafia a causa del clan»
Nicolino Grande Aracri è ricomparso a Reggio Emilia. Lo ha fatto ieri, virtualmente, da un televisore piazzato nell’aula di Assise del tribunale, in videocollegamento dal carcere di Opera di Milano, da dove è intervenuto un paio di volte al telefono per impedire che il processo iniziato ieri – che lo vede imputato quale mandante dei due omicidi del 1992 che insanguinarono Reggio Emilia e Brescello – venisse ripreso dalle tivù. Il timore del boss della ’ndrangheta cutrese sedimentatasi nella nostra provincia, è che i testimoni di giustizia, Antonio Valerio in primis, possano conoscere le altre testimonianze prima di sedersi a loro volta sul banco dei testi. Al centro ci sono due omicidi avvenuti 27 anni fa durante la cruenta guerra fra clan per l’egemonia sul territorio che si consumava all’epoca tra la Calabria e il nord Italia. Furono uccisi il 33enne Nicola Vasapollo (gli spararono il 21 settembre 1992 a Reggio Emilia), e Giuseppe Ruggiero, 35 anni, colpito da un commando di killer travestiti da carabinieri il 22 ottobre seguente, nella casa del paese di don Camillo dove era agli arresti domiciliari.
«È un processo che si basa essenzialmente sulle dichiarazioni dei collaboratori che talvolta cambiano le dichiarazioni – riporta Filippo Giunchedi, che difende per la prima volta Grande Aracri insieme a Gregorio Viscomi, ieri sostituito dall’avvocato Gianluca Fabbri – Grande Aracri, che ha esperienza di processi, si oppone alle riprese video e audio». La richiesta è delle testate locali e di Agende Rosse. Dei sei imputati solo Grande Aracri è contrario. Sul tema, già sollevato in parte nel processo Aemilia, il presidente del collegio Dario De Luca, con a latere il giudice Silvia Guareschi, si è riservato una decisione entro la prossima udienza.
A presentare il “conto” al boss di Cutro – che ha parte della famiglia residente nella Bassa reggiana, dalle sorelle al fratello Francesco – è stato ieri proprio il Comune di Brescello, rappresentato in aula dall’avvocato Salvatore Tesoriero, per la costituzione di parte civile ancora in sospeso.
«Il Comune di Brescello si ritiene fortemente danneggiato da questi omicidi che sono aggravati dal metodo mafioso – ha detto l’avvocato a margine dell’udienza – In questo senso c’è l’esigenza di costituirsi parte civile e rivendicare il danno subito. Sono sicuramente danni molto importanti. Basta pensare che questo è un Comune che è stato sciolto poi per mafia molti anni dopo per le infiltrazioni di questa consorteria rafforzata anche da questi omicidi».
Ma oltre al Comune sciolto per condizionamenti mafiosi nel 2016, non ci sono richieste di altre parti civili. Sono stati 12 i nomi delle parti lese fatte dal giudice: figli, mogli e parenti delle vittime, nessuno dei quali presenti. Per loro quel sanguinoso capitolo sembra chiuso ma. viste le notifiche andate a vuoto, il giudice ha disposto il reinvio delle notifiche da parte della squadra mobile di Reggio, che ha effettuato le indagini. Grande Aracri è l’unico imputato a partecipare al processo. Sono assenti Antonio Lerose, libero e difeso dall’avvocato Milena Micele, Angelo Greco difeso da Salvatore Staiano che ha rinunciato a partecipare dal carcere, e Antonio Ciampà difeso dall’avvocato Luigi Colacino, entrambi sostituiti dall’avvocato Giuseppe Migale Ranieri. Al termine dell’udienza lampo, rinviata a fine marzo, c’è il confronto tra avvocati, che eleggono questo processo tra i più complessi e rilevanti del panorama. Dopo Aemilia, che aveva solo sfiorato la questione delitti senza averne in imputazione, si fa un balzo indietro abbandonando estorsioni e fatture false per tornare a spari e sangue del ’92. —
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