Portici, leoni, teatri bui e tante storie. La guida di Correggio scritta dai bimbi
Si chiama “Correggio com’è”. Alla sua stesura hanno partecipato 314 piccoli tra i 2 e i 6 anni che frequentano nidi e asili
CORREGGIO. «Senza le città le persone non sarebbero mai nate, poi le hanno costruite, così le persone potevano nascere». Ed è stata una vera fortuna, perché così Correggio, tra il 2013 e il 2017, ha potuto dare i natali ai 314 piccoli autori di una guida della città un po’ speciale: scritta e disegnata da loro.Si chiama “Correggio com’è” – 159 pagine di carta patinata, Edizioni Recos, costo (8.000 euro) sostenuto dal Comune – ed è la rappresentazione di “un’altra visione” di città, spontanea e mai banale, di bambini dai 2 ai 6 anni che frequentano 4 nidi e 3 asili e che per un anno (2016-17) sono andati in giro, accompagnati da educatrici e maestre, per scoprire e soprattutto restituire il luogo nel quale vivono: percorsi, palazzi storici, musei, parchi e gastronomia (scarpasòt e busilan i piatti tipici “provati” dai bambini, secondo i quali «a Correggio di mangia bene dappertutto»).
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.17749024:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.17749024:1649787598/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Nella guida a misura dei più piccoli non manca proprio nulla. A partire dal concetto di città che per i bambini è semplicemente inclusiva: «È molto importante avere una città, per farci abitare tutte le lingue diverse dei paesi. Le hanno costruite perché così i bambini e le mamme e i papà e i gatti, i cani e gli altri animali possono viverci. La città è un posto dove si respira l’aria e la natura. Ci abitano tante persone e il sindaco, anche gli insetti e il sole perché riscalda la città». Ma la città è anche «un posto dove si cammina». E si scopre che «Correggio è bella perché è piena di case. Dove ci sono tante case ci sono tanti quartieri» e «nel quartiere si gioca con gli amici. Un quartiere è un girotondo».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.17749023:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.17749023:1649787598/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il centro storico. I bambini, armati di matite, quaderno e macchina fotografica, come ogni buon viaggiatore, sono andati in giro per il centro storico, hanno percorso le periferie, sono arrivati alle Coriandoline, il primo grande esperimento riuscito di infanzia che interpreta spazi e abitare; sono entrati nei palazzi storici, hanno osservato monumenti e passeggiato nel verde. Poi hanno espresso ciò che pensavano. Il centro storico, via Mazzini in particolare, per i piccoli esploratori «si vede a piedi» perché «le strade servono per portarmi». «Mi piace il centro perché mi piace dall’aspetto che ha: ci sono i portici un pochino a zig-zag e poi ha tutta una strada, solo che è fatta di sassi». «Correggio è bella perché ha tanti portici diversi. Le colonne tengono su i portici. Li hanno costruiti e incollati uno vicino all’altro».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.17749025:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.17749025:1649787598/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Proseguendo il viaggio, c’è palazzo del Comune: «È rosso con le colonne un po’ bianchine e un po’ gialline e in alto ci sono le bandiere». «Sopra la porta del Comune c’è il simbolo di Correggio, con il sole con intorno la cintura e sopra la corona». «C’è la bandiera dell’Italia e quella dell’Europa perché dove c’è Correggio sei in Europa». Poi la torre civica: «La città inizia per terra e finisce dove c’è il tetto» e il palazzo dei Principi: «Si chiama palazzo dei Principi perché una volta ci abitavano i principi, sono venuti in città, l’hanno esplorata, guardata, sono ritornati e hanno fatto un palazzo». Per i bambini, evidentemente, è quasi una fortezza, incute timore ma rassicura: «C’è la statua del leone. Forse, tanti anni fa, a far la guardia non c’erano gli uomini, ma i leoni perché se uno andava là il leone lo mangiava. È un ricordo, il leone. Perché i leoni fanno paura. Vuole dire che protegge, custodisce, fa la guardia».
Cultura e parchi. In una guida che si rispetti la cultura la fa da padrona, ed ecco allora la visita al museo: «Ho imparato tante cose dai quadri, a guardarli bene»; in biblioteca: «Mi sento emozionato perché quando vedo i libri mi emoziono»; al teatro Asioli: «Quando spengono le luci c’è buio ... fa un po’ paura». Ben più sereno e luminoso il parco: «Si chiama parco della Memoria: ha tante cose che sono piene di memoria e quando ti avvicini la memoria passa dentro di te». E tra fantasie e curiosità i bambini hanno scoperto che «ogni paesaggio è una storia». E l’hanno saputa raccontare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
