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CASO INTERNAZIONALE

Arrestato nello Sri Lanka con la cocaina: apprensione per un reggiano di 36 anni

Evaristo Sparvieri
Arrestato nello Sri Lanka con la cocaina: apprensione per un reggiano di 36 anni

In manette per spaccio Mattia Giberti insieme a un 25enne israeliano. Rischia pene severissime, attivata la Farnesina

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REGGIO EMILIA. La notizia è rimbalzata dai siti internet cingalesi fino ad arrivare a Reggio Emilia, creando grandissima apprensione fra quanti lo conoscono e gettando nello sconforto e nella disperazione la madre, che non lo sentiva da circa una settimana e che ieri era ancora in attesa di sue notizie. Il 36enne reggiano Mattia Giberti è stato arrestato insieme a un 25enne israeliano lo scorso 7 febbraio a Peliyagoda, un sobborgo di Colombo, nella provincia occidentale dello Sri Lanka. Entrambi sono accusati di detenzione e spaccio di droga, dopo essere stati trovati in possesso di 90,78 grammi di cocaina.

IL VISTO TURISTICO

I due erano arrivati nello Sri Lanka a inizio gennaio con un visto turistico. E, condotti in carcere subito dopo l’arresto, dovranno ora comparire davanti a un magistrato entro il prossimo 18 febbraio per l’interrogatorio. Secondo quanto trapela dai siti d’informazione cingalesi, dopo essere stati tenuti d’occhio già da tempo, i due turisti sono stati accusati dalle forze dell’ordine locali di aver spacciato nelle aree di Tangalle, Hikkaduwa e Trincomalee.

IL GOVERNO CINGALESE

Un’accusa pesantissima nello Sri Lanka, non solo perché nel Paese asiatico sono previste pene severissime per i reati legati al traffico di stupefacenti. Ma anche e soprattutto perché arriva in concomitanza con la decisione del presidente, Maithripala Sirisena, di sospendere la moratoria sulla pena di morte. Una decisione presa da Sirisena a distanza di 43 anni dalla moratoria entrata in vigore nel 1976 – che di fatto aveva sospeso le pene capitali nell’isola cingalese – dopo una visita nelle Filippine e dopo un incontro con il presidente della Repubblica filippina, Rodrigo Duterte. Quest’ultimo da tempo ha cominciato a combattere una feroce guerra al traffico di stupefacenti, causando finora circa cinquemila morti ufficiali e l’imposizione della legge marziale a Mindanao, nel sud del Paese asiatico. Un “modello” che il presidente Sirisena adesso ha intenzione di esportare anche nello Sri Lanka, sospendendo la moratoria e pubblicando recentemente un annuncio con lo scopo di assumere nuovi boia entro due mesi, aprendo una selezione e offrendo loro un impiego statale retribuito di 36.310 rupie al mese (pari a circa 180 euro). Fra i crimini per i quali sarebbe prevista la condanna a morte per impiccagione, l’omicidio, lo stupro e il traffico di stupefacenti. Ed è proprio questo particolare che ieri in Italia, una volta diffusa la notizia dell’arresto, ha contribuito a seminare panico e preoccupazione fra gli amici e i conoscenti del 36enne Giberti, che abita fra l’Italia (dove vive la madre) e la Spagna (dove lavora) ed è padre di una bambina, che vive in Svizzera insieme alla madre.

FARNESINA AL LAVORO
Il fermo del 36enne reggiano e del 25enne israeliano è stato disposto dalle autorità cingalesi già da giovedì 7 febbraio, nell’ambito di un’operazione nella stazione ferroviaria di Kandana, a Peliyagoda.

Ma soltanto ieri sono state informate del caso la Farnesina e l’Ambasciata italiana, che hanno subito attivato l’unità di crisi, mettendosi immediatamente in contatto con le autorità cingalesi per ricostruire quanto avvenuto.

REGINA PACIS

Ore di preoccupazione, rabbia, sconforto e disperazione vissute dagli amici di Mattia e soprattutto dalla 66enne mamma Carla, raggiunta ieri pomeriggio dalla terribile notizia mentre stava stirando nella sua casa di Regina Pacis.

Un fulmine a ciel sereno per la donna, avvisata telefonicamente da un’amica, insieme alla quale si è attivata per cercare un supporto legale che segua anche qui da Reggio la vicenda.

L’ULTIMA TELEFONATA

«Mattia era partito il 7 gennaio, dopo un Natale bellissimo – racconta la donna fra le lacrime – mi ha detto che sarebbe tornato il primo marzo. L’ho sentito una settimana fa, mi ha detto: “Mamma ti mando le foto da un posto bellissimo”. Poi non ha mandato niente. Ho cominciato ad agitarmi. Poi ho ricevuto una telefonata dal numero di una ragazza, una sua amica. Mi ha detto che aveva rotto il telefono e che potevo contattarlo lì». Soltanto qualche tempo fa, lo stesso Mattia stava parlando con la madre di una vicenda simile a quella che nella quale si ritrova ora immischiato: «Mi parlava di una ragazza che aveva avuto di questi problemi e mi diceva che si era salvata solo perché la vicenda era avvenuta in Europa, perché altrove non c’è molto da scherzare. Spero solo che venga fuori - ripete - Spero solo che vanga fuori». —


 

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