«Le perizie erano note alberi malati da 13 anni Caduta prevedibile»
SAN POLO. Albero caduto in piazza a San Polo e finito sopra un’auto, Legambiente Val d’Enza: «Era prevedibile». Clizia Ferrarini, responsabile dell’associazione ambientalista in Val d’Enza, spiega il perché: «Per anni Legambiente Val d'Enza si è battuta per i bellissimi alberi sampolesi, che accolgono con la loro ombra i passanti, che mitigano le alte temperature e che ripuliscono l'aria. Viali piantati da lungimiranti amministratori che hanno capito la valenza estetica e salutare dell'albero, creando corridoi di ingresso alberati che convergono verso il cuore del paese: la piazza. Non tanti viali, ma un continuum di alberi. Anche la scelta della pianta è stata lungimirante: tigli, piante molto resistenti e che “non necessitano di nessuna manutenzione”. Non siamo noi a dire che non necessitano di manutenzione, ma una perizia fatta fare dal Comune di San Polo d'Enza, nel 2006». Un problema che parte da lontano: «All'epoca il Comune si apprestava a far tagliare tre grandi tigli – prosegue Ferrarini – e per questo fece fare una perizia da Marco Romano, un paesaggista». Esplicite già le prime ricghe della relazione: «Il giorno 3 marzo 2006 mi sono recato – scrive il paesaggista – a effettuare un sopralluogo agli alberi di via Gramsci. Le loro condizioni di salute non sono buone, causa principale dovuta alle molteplici capitozzature che hanno subito in questi anni, traumi da urti sulla corteccia e non ultimo il rifacimento dei marciapiedi e delle aiuole che hanno provocato innumerevoli traumi radicali». Insomma i tigli del centro del paese sono malati da tredici anni.
«All'epoca – prosegue l’ambientalista – abbiamo sollecitato la manutenzione: gli alberi si possono e si devono curare, sono la nostra vita. Nulla. Così siamo arrivati al 2010, quando il Comune, ancora una volta, fa fare una valutazione tecnica sugli alberi che portano alla stazione».
Relazione-bis, di nuovo esplicita: «Si rileva un grave danno compiuto sul filare: la capitozzatura A questa si aggiunge la reiterazione delle capitozzature su tutti gli ordini di rami che hanno lasciato monconi a volte necrotici. Tale operazione, non contemplata nei corretti interventi arboricolturali di conservazione, hanno creato l'ingresso di patogeni». Il suggerimento: «Le piante vanno quindi alleggerite con maggiore frequenza rispetto ad un turno di potatura. Il taglio da compiere è la potatura di selezione dei rami».
«Da sottolineare – evidenzia Ferrarini – che, seppur la conclusione delle relazioni sia la medesima, gli estensori sono diversi. La manutenzione è stata fatta? – chiede Ferrarini – Ma soprattutto chi ha capitozzato, in modo reiterato, questi alberi?». Secondo la responsabile Legambiente: «I fatti sono chiari: qualcuno è intervenuto sugli alberi dei viali. Si tratta di alberi comunali quindi il via libera è stato dato dall’Ente che ne ha anche sostenuto i costi. Così come ha pagato le relazioni, le potature e in alcuni casi la rimessa dimore di alberelli, alcuni pure morti». Secondo Ferrarini il Comune invece di continuare a spendere in questo modo denaro pubblico «dovrebbe semplicemente curare i tigli dei viali magari cercando chi ha effettuato la manutenzione sbagliata per far pagare loro i danni».
«Ci vorrebbe poco – conclude la responsabile Legambiente – Ci auguriamo che il Comune finalmente faccia ciò che doveva già fare 13 anni fa: cercare il capitozzatore, magari chiedere i danni, e curare gli alberi che nonostante tutto sono lì a darci ombra e ossigeno. Solo degli sconsiderati potrebbero pensare di tagliarli: distruggerebbero, in un solo colpo, la bellezza delle strade sampolesi, il fresco che portano d'estate e l'aria pulita. Senza contare che ormai tutti hanno certificato che se vogliamo invertire il surriscaldamento, dobbiamo tenere e piantare alberi». —
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