«Lo avevamo visto a primavera Non voleva andassimo a casa»
Parla un cugino dell’uomo e racconta della malattia di Culzoni: «Non si curava». I parenti si stanno mobilitando per organizzare i funerali
CADELBOSCO SOPRA. «Non sappiamo cosa sia passato nella testa di Mauro. Di certo non ha chiesto aiuto a nessuno, forse non sapeva chiedere aiuto».
Mauro Culzoni, figlio unico, lascia una decina di cugini, residenti tra Cadelbosco e Reggio, tutti da parte di madre. Parenti di secondo grado che non parlano volentieri dell’accaduto e che in questi giorni si stanno attivando per organizzare il doppio funerale.
«Lo avevamo visto a un funerale di un parente la scorsa primavera – racconta un cugino –. Io e mia moglie abbiamo chiesto notizie sulla salute di Adriana, che era caduta in bici e che negli ultimi tempi perdeva la memoria. “Sta bene, le ho tolto la bicicletta ed è a letto”, aveva risposto il figlio. Quando ci eravamo offerti di andarla a trovare lui aveva tagliato corto: “Non c’è bisogno, la curo io”. Insomma aveva fatto intendere di non aver piacere ad avere persone in casa sua». «Noi avevamo lasciato perdere, ma questa poca disponibilità non ci aveva insospettito – proseguono –. Era nel suo carattere, chiuso, solitario, pochissimi amici, mai una compagna. Pareva bastare a se stesso: e se aveva un malessere non lo manifestava».
LE SUE PASSIONI
Mauro parlava ai parenti di una donna. «La sua donna, che faceva l’infermiera a Modena. Chissà se era la verità o un’invenzione, non l’abbiamo mai vista» dicono ancora. Secondo il racconto della cerchia di familiari, che Mauro frequentava di rado, l’uomo si illuminava per poche passioni. «I suoi cani: uno gli era morto, adesso stravedeva per Argo, che dormiva nel suo letto e guai a toccarglielo». E il lavoro. «Un tempo lavorava in proprio, gestiva un’officina meccanica ed era ricercato per la sua bravura».
Non solo riparazioni: Mauro dava il meglio di sé nel costruire pezzi unici. Non a caso sull’archivio digitale del sito delle Reggiane dell’Università di Modena e Reggio viene riportata la foto di un motore meccanico in scala realizzato dalle sue mani per un modellino di aereo in legno: «Il modellista Mauro Culzoni di Cadelbosco Sopra, grazie alla documentazione fornita dall’Archivio, sta realizzando un modello statico dell’aereo Reggiane serie RE 2000. Ovviamente (dice Mauro) deve avere un motore stellare», si legge.
Questo prima che l’artrite reumatoide, che gli provocava conseguenze debilitanti e ricoveri frequenti, lo avesse costretto a smettere l’attività di meccanico che aveva aperto proprio a casa sua e per la quale era conosciuto. «Era sofferente ma non si curava. Noi lo esortavamo a farsi vedere da altri specialisti, lui rispondeva che era allergico ai dottori. Era fatto così» conclude il familiare. —
Ambra Prati
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