«Qualcosa non andava, l’avevamo capito»
Parlano i vicini di casa di madre e figlio trovati morti: «Lei all’improvviso non si è più vista, eravamo preoccupati»
CADELBOSCO SOPRA. «Stupiti? Neanche tanto. Che c’era qualcosa di strano lo pensavamo tutti...». Il giorno dopo la macabra scoperta dei corpi senza vita di Mauro Culzoni, 54 anni, e di quello della madre 81enne, Adriana Caffarri, suicida dallo scorso fine settimana lui, morta da mesi e probabilmente per cause naturali lei in via Gabella a Cadelbosco Sopra, dove i due vivevano da sempre, tra i vicini di casa c’è sconcerto, sì, per la verità che i carabinieri hanno disvelato. Ma viene fuori anche la consapevolezza di tant che da tempo erano convinti che dietro le e mura trascurate di quella casa si celasse qualcosa di brutto.
«Sono stata io ad andare ai Servizi sociali, lo scorso mese di ottobre. Era da mesi che Adriana non la vedevamo e la cosa era strana - racconta Gianna Fantini, una vicina di casa - Io a Mauro glielo chiedevo dove fosse tua madre. Lo conosco da una vita, l’ho preso in braccio che era un bambino. Gli chiedevo: dov’è tua madre, apri la porta che la voglio vedere? Ma lui diceva che era tutto a posto». Rassicurazioni che non hanno convinto la donna e neanche gli altri vicini di casa. «Da un giorno all’altro non l’abbiamo più vista. Ed era strano perchè veniva praticamente tutti i giorni, o perché le mancava lo zucchero, o perché le mancava il sale - racconta un’altra vicina di casa - Oppure, passeggiava su e già per la strada. Veniva fuori anche il cane. A un certo punto non si è più vista. Ma non si sentivano nemmeno discutere tra loro, come avveniva prima...».
La signora Fantini a un certo punto ha deciso di fare qualcosa: «Sono andata ai Servizi sociali, ho raccontato loro che quella donna era chiusa in casa da mesi». Secondo il suo racconto tutta quella sua preoccupazione si è scontrata con la burocrazia. «Mi hanno detto che c’era da firmare, ma io non ero neanche parente. Non ho voluto. Non so cosa sia successo dopo. Di certo, era ottobre. Da allora sono passati diversi mesi, francamente mi aspettavo di più» confida.
La svolta è arrivata nel fine settimana. I carabinieri della stazione di Cadelbosco Sopra, comandanti dal maresciallo Pietro Castrich, avevano convocato Culzoni. La spiegazione dell’uomo era stata che la madre era stata ricoverata in una casa di riposo nel Modenese. Le stesse parole che aveva continuato a ripetere anche nei mesi precedenti, quando aveva capito che dire che era a letto non bastava a far smettere ai vicini, o ai parenti, di interessarsi a loro. I carabinieri però avevano deciso, stavolta, di andare a fondo alla questione. Chiedendogli di vedere l’anziana. Lo scorso fine settimana però l’uomo aveva smesso di rispondere al telefono. E a casa nessuno rispondeva. «I carabinieri mi hanno chiesto di chiamare il 112 se lo vedevo» spiega la donna.
Ma nessuno lo ha più visto. Lunedì mattina i carabinieri hanno deciso di aprire la porta di quella casa, dove la famiglia viveva da sempre, un tempo anche col padre di Culzoni, morto 20 anni fa. E hanno fatto la scoperta: il 54enne aveva ucciso il loro cane, Argo, sparandogli. Poi, con la stessa arma si è tolto la vita. Nella sua stanza da letto è stata trovata anche la donna: il suo corpo in avanzato stato di decomposizione. Tale da far ipotizzare come il mese di giugno, la data della sua morte, probabilmente per cause naturali. —
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