Gazzetta di Reggio

Reggio

estorsioni alle pizzerie 

Al vaglio gli alibi degli Amato braccio di ferro anche sulle foto

Enrico Lorenzo Tidona
Al vaglio gli alibi degli Amato braccio di ferro anche sulle foto

Due dei tre fratelli affermano di non essere stati a Reggio in quei giorni Il legale presenterà una lista di persone da sentire per scagionare gli indagati

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REGGIO EMILIA. Una lista con una decina di nomi di persone da sentire sarà sottoposta nelle prossime ore al sostituto procuratore Isabella Chiesi dall’avvocato dei fratelli Amato. Accusati di essere gli autori degli spari e delle tentate estorsioni contro le pizzerie, due dei tre fratelli - vale a dire Mario e Michele - durante l’udienza di convalida dei fermi avevano parlato di un alibi che, se confermato, cambierebbe le carte in tavola. Hanno infatti cercato di smarcarsi dalla vicenda sostenendo di essere giunti a Reggio Emilia da Rosarno, in Calabria, circa dieci giorni dopo l’inizio delle estorsioni. «Non potevamo essere noi a fare quelle cose» hanno detto al gip Dario De Luca, che non ha convalidato il fermo disponendo però la misura cautelare. Mentre la gravità indiziaria sembra essere confermata - almeno in questa fase - non sussiste il pericolo di fuga, trattandosi di persone che, seppur di origine sinti, sono stanziali da lungo tempo, con abitazioni identificate tanto a Reggio Emilia quanto in Calabria. . Ora, annuncia l’avvocato Franco Beretti, sarà necessario chiedere alla procura di Reggio di corroborare le dichiarazioni dei due fratelli che hanno affermato di essere al sud da circa un mese, arrivati a Reggio solo nella notte tra il 4 e il 5 febbraio, vale a dire dieci giorni dopo l’inizio degli episodi che hanno scosso la comunità reggiana e impaurito i ristoratori della pizzeria La Perla di Cadelbosco e il Piedigrotta 3 di Reggio, dove sono stati sparati dei colpi di pistola preceduti da bigliettini con richieste di soldi, recapitati anche al Piedigrotta 2 e al Paprika tra Ospizio e San Maurizio.

Certo è che per ottenere una ulteriore svolta, in questo caso in favore degli imputati, servono prove e testimonianze attendibili. Una strada che verrà comunque percorsa dalla difesa, che sta invece valutando se presentare o meno ricorso rispetto alla misura cautelare che ha confermato il carcere per i tre fratelli.

Contro di loro ci sono le immagini riprese dalle videocamere delle pizzerie, La Perla in primis. Alcuni riscontri rispetto agli indagati sono stati individuati su dei pantaloni e un cappellino. Sono stati ritrovati poi una macchina da scrivere e il blocco con fogli del tutto simili a quelli usati per scrivere i pizzini con le richieste di soldi ai ristoratori.

Gli inquirenti proseguono intanto le ricerche della pistola che ha sparato e di ulteriori indizi consistenti, soprattutto per quanto concerne gli spari. A collegare i primi due episodi sono infatti le ogive ritrovate, che apparterrebbero a un revolver. Le analisi dei bossoli sequestrati da polizia e carabinieri nelle due pizzerie sono state affidate al Ris di Parma. —

Enrico Lorenzo Tidona

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