Lettera a Vecchi, chiesti 8 mesi per Brescia e Comberiati
Depositate le dichiarazioni del pentito Muto e richiesta la condanna per l’imputato di Aemilia e l’avvocato
Otto mesi di condanna per Pasquale Brescia e altri 8 mesi per l’avvocato Luigi Antonio Comberiati, all’epoca difensore dell’imputato di Aemilia. Sono queste le richieste fatte ieri dalla Procura generale all’udienza del processo d’appello a Bologna, e che vede l’imprenditore cutrese e il suo legale accusati di minacce aggravate dal metodo mafioso, avvenute nei confronti del sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, tramite una lettera scritta da Brescia e consegnata alla redazione del Resto del Carlino da Comberiati.
Una missiva recapitata nel febbraio del 2016, considerata una minaccia e finita già in Aemilia bis, filone parallelo del processo principale contro la ’ndrangheta che portò al rinvio a giudizio di 219 imputati. Tra questi c’era anche Brescia, costruttore calabrese tra quelli di maggior successo a Reggio, gestore del ristorante Antichi Sapori di Gaida, considerato centro di summit di ’ndrangheta alle porte di Reggio Emilia. Nella lettera Brescia - arrestato nel gennaio del 2015 e poi condannato a 16 anni di carcere in Aemilia per associazione mafiosa - accusava il sindaco di non aver difeso la comunità cutrese presente a Reggio. In primo grado i due imputati erano stati assolti ma la procura antimafia aveva presentato appello.
Ieri, quindi, a Bologna, sono state acquisite le dichiarazioni rese dal pentito Salvatore Muto durante il dibattimento di Aemilia, che parlava ampiamente delle vicenda della lettera a Vecchi e della strategia di pressione che la consorteria voleva imprimere dopo gli arresti di Aemilia e con l’avvio dei vari processi. La Dda aveva impugnato infatti le due assoluzioni puntando proprio sulle successive dichiarazioni rese in aula dai collaboratori di giustizia, come Muto, secondo il quale la lettera destinata a Vecchi fu scritta sotto la regia di Gianluigi Sarcone - anch’egli condannato a 16 anni di carcere - altro imputato centrale del processo. Oltre alle dichiarazioni di Muto è stata acquisita la nota di riscontro dei carabinieri di Piacenza.
Inoltre è stato sentito in udienza Comberiati, al quale è seguita poi la requisitoria della Procura Generale che ha chiesto il rigetto degli appelli delle difese e la riforma della assoluzione contro Brescia (difeso dall’avvocato Gregorio Viscomi) e Comberiati (difeso dall’avvocato Gianluca Malavasi) per la minaccia al sindaco Vecchi. Infine hanno discusso le parti civili, ovvero gli avvocati del sindaco, della Regione Emilia Romagna e dell’associazione antimafia Libera. Nella prossima udienza spazio alla discussione delle difese degli imputati, che puntano alla conferma dell’assoluzione «perché il fatto non sussiste», come avvenne nel primo grado di giudizio nel processo avvenuto con rito abbreviato davanti al Gup del tribunale di Bologna Alberto Gamberini, per il filone secondario di Aemilia. —
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