Pedofilo pakistano, la Procura ricorre: «Resta pericoloso e va espulso»
E' accusato di aver abusato il 13enne gravemente disabile nel 2017 nella Bassa reggiana
REGGIO EMILIA. Il dicembre scorso la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione per il 22enne pakistano accusato di aver abusato il 13enne gravemente disabile nel 2017 nella Bassa reggiana. Il secondo grado ha visto però riqualificare il reato da atti sessuali con minore a violenza sessuale. In sostanza, il minore non avrebbe mai dato alcun consenso ai rapporti, come invece sostenuto dalla difesa. Ora, però, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di appello di Bologna, a firma della dottoressa Luciana Cicerchia, sostituto procuratore generale, ha proposto il ricorso in Cassazione a Roma per fare «annullare la sentenza del 7 dicembre scorso, nella parte in cui non ha disposto la misura di sicurezza dell’espulsione, a pena espiata» del condannato. Un ricorso quindi solo sul riflesso amministrativo della sentenza. . «Ritengo importante questa richiesta della procura generale – dichiara Roberto Mirabile, presidente della Caramella Buona, l’associazione che ha difeso il bambino – perché anche noi, come il pubblico ministero Maria Rita Pantani, riteniamo che questo pedofilo non debba rimanere in Italia, una volta che uscirà dal carcere. Cosa che avverrà troppo presto, a mio giudizio».
La famiglia del bambino si unisce alle parole di Mirabile, sostenendo che anche la comunità pakistana non gradirebbe vedere il connazionale girare libero di nuovo per Reggio Emilia.
Lo Stato italiano aveva respinto la richiesta di protezione sussidiaria presentata dal cittadino extracomunitario e nel testo dell’atto redatto dalla Procura generale, si legge infatti testualmente che il pakistano «è soggetto nei confronti del quale può senza meno formularsi un giudizio di pericolosità sociale, come reso più che evidente dal fatto di reato dallo stesso perpetrato». Viene inoltre riportata «una condotta dell’imputato volta sin dall’inizio ad appartarsi con il ragazzino a scopi sessuali, scientemente attuata grazie prima all’adescamento ed alla maliziosa induzione, e poi alla supremazia di fatto consentita dalla vulnerabilità relazione e dallo status di inferiorità psicofisica del bambino».
Nessun commento invece da parte dell’avvocato Noris Bucchi, difensore dell’imputato. Il 22enne pakistano si trova tutt’ora in carcere. —
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