La battaglia con il Grana, il Parmigiano-Reggiano si aggiudica un round decisivo sul caso Lisozima
Il governo risponde a M5s e Pd e richiama le norme comunitarie sulle etichette «In Europa è ancora classificato come un additivo/conservante alimentare»
REGGIO EMILIA. Un ricorso al Tar, un altro al Capo dello Stato. E poi denunce su denunce, segnalazioni su segnalazioni, inviate agli organi competenti in materia di agricoltura e salute. Ma il terreno naturale sul quale combattere la battaglia dei formaggi, in realtà, sarebbe stata l’Europa. È l’esito della risposta del sottosegretario alla Salute, Luca Coletto, alle due interrogazioni sul “caso Lisozima” poste al ministro Giulia Grillo dal deputato M5s, Davide Zanichelli, e dalla parlamentare Pd, Antonella Incerti: una risposta che assegna un round decisivo al Parmigiano Reggiano. Una guerra delle etichette che vede l’uno contro l’altro il Consorzio del Reggiano e quello del Grana dopo la nota dell’8 maggio scorso, quando l’allora ministero della Salute guidato da Beatrice Lorenzin ha declassificato il lisozima – enzima presente nel Grana, che si ottiene dall’albume d’uovo di gallina – da additivo conservante a adiuvante/coadiuvante tecnologico, scatenando una guerra senza quartiere fra i due i formaggi.
LE DOMANDE
Un caso che ha provocato un certo imbarazzo anche al presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, che nelle vesti di presidente regionale Coldiretti tutela anche il principale concorrente, cioè il Grana. Ma che, nel suo doppio ruolo, è impegnato anche a mantenere rapporti di “buon vicinato” fra i due consorzi. Del Lisozima si è parlato sui tavoli di ogni ente locale reggiano, fino ad arrivare ora in Parlamento, che ha rimandato tutto al regolamento europeo. Il motivo? «Le determinazioni finora assunte dal Ministero non possono in ogni caso mettere in discussione l’applicazione delle disciplina, di stretta derivazione comunitaria, che regola la materia dell’etichettatura degli alimenti», si legge nella risposta ministeriale.
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MARKETING
In pratica, afferma il parlamentare M5s, Davide Zanichelli, «per l’Unione Europea, fonte di diritto primario in questo contenzioso, il lisozima è e resta un additivo/conservante alimentare e quindi il Consorzio del Grana Padano non può utilizzare un parere per modificare le etichettature per motivi di marketing danneggiando il Reggiano, che non è solo un prodotto di qualità ma rappresenta il cuore identitaria di un territorio che va da Reggio passando per Parma, Modena, Bologna, il basso mantovano. Mi auguro che ora il Consorzio del Grana collabori per ristabilire una sana collaborazione e concorrenza con i “cugini” del Reggiano». Sul caso, sponda M5s, interviene anche Rossella Ognibene, candidata sindaca che nelle vesti di avvocato assiste Lorenzo Fanticini, viticoltore autore di segnalazioni ed esposti: «Questo chiarimento va a riconoscimento anche della qualità del lavoro dei produttori del Reggiano», afferma Ognibene. Per lo stesso Fanticini, «si è salvato il Reggiano da un gravissimo sgambetto commerciale solo grazie alla voglia di ristabilire diritto e legalità. Mi auguro che in futuro siano le istituzioni a tutelare questo prodotto simbolo della reggianità».
PIU' TRASPARENZA
Ma se dal M5s ritengono di aver messo la parola fine alla querelle, non la pensa così la parlamentare Pd Antonella Incerti, che proprio sulle pagine della Gazzetta aveva sollevato a gran voce il problema: «La risposta non entra nel merito della trasparenza richiesta dai produttori del Reggiano, di cui mi sono fatta portavoce». Per Incerti, è «necessario sottolineare maggiormente la qualità della produzione del Reggiano. Il regolamento comunitario ha espresso un parere di cui prendiamo atto, tuttavia dalla risposta emerge come il Ministero abbia ritenuto di non poter estendere d’ufficio ad altri prodotti, a parte il Grana , la modifica della classificazione del lisozima. In sostanza, solo il Grana beneficerà della nuova classificazione del lisozima? Una risposta didascalica e insoddisfacente. Ragion per cui chiederò altre informazioni con maggiore insistenza dai banchi della Camera e della Commissione Agricoltura». —
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