Tragedia sullo slittino, raccolti online 6mila euro per i funerali della mamma di Emili
La sorella di Renata Dyakowska, 38 anni, morta a un mese e mezzo di distanza dalla fatale discesa in slittino durante le vacanze natalizie, cerca di sostenere la famiglia: «Il colpo maggiore ora l’ha accusato il figlio Emanuele»
REGGIO EMILIA. «Il colpo maggiore l’ha accusato Emanuele (l’altro figlio della coppia, 15 anni): per lui perdere la mamma è durissima. In questo periodo è seguito dallo psicologo». È Edyta, una delle tre sorelle di Renata Dyakowska, 38 anni – morta mercoledì all’alba al Policlinico di Modena ad un mese e mezzo di distanza dalla fatale discesa in slittino durante le vacanze natalizie in cui perse la vita la piccola Emili – ad aprire la porta dell’abitazione dei Formisano in via Gogol, a Masone.
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Edyta era insieme al marito Ciro, mercoledì scorso, al capezzale di Renata, trasferita a Modena dopo un lungo ricovero a Bolzano, quando è avvenuto il decesso. Renata, ricoverata in terapia intensiva, non ha mai ripreso conoscenza. «Per fortuna non ha appreso della morte di Emili. Noi speravamo che lei potesse farcela, invece…Dopo quaranta giorni è stato un calvario. Una tragedia dopo l’altra».
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Mentre il papà Ciro ieri è tornato al lavoro, per la prima volta, alla Dana Brevini. «Ha deciso di andare anche per non stare in casa a pensare. Ci siamo noi sorelle di Renata ad aiutare Ciro ed Emanuele – dice Edyta –. Il funerale di Renata è da fissare, attendiamo il nulla osta della magistratura, non so se riusciremo a farlo sabato».
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La tragedia risale al 4 gennaio scorso al Corno al Renon,in provincia di Bolzano, dove la famiglia reggiana era ospite di parenti. Emili Formisano, 8 anni, e mamma Renata avevano imboccato sullo slittino una pista nera da sci, schiantandosi contro un albero mentre il papà Ciro, 43 anni, e il figlio Emanuele, 15 anni, le aspettavano a valle.
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Subito dopo l’incidente, mortale per Emili, era scoppiata una polemica sui cartelli scritti in tedesco e non in italiano; la magistratura, dopo un periodo di sequestro della pista per effettuare accertamenti, aveva iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo un responsabile della società che gestisce l’impianto sciistico, dove in seguito all’accaduto è stata aggiunta la scritta in italiano accanto al simbolo (la croce in rosso) del divieto di utilizzo dello slittino.
Il capofamiglia Ciro cerca di tornare alla routine quotidiana, nonostante la sua vita sia stata stravolta. Durante le partecipatissime esequie di Emili, Edyta aveva lanciato una raccolta fondi online tra la comunità polacca e reggiana per un supporto economico; anche i colleghi dell’operaio hanno devoluto ore di lavoro allo sfortunato padre di famiglia. «La raccolta fondi si è praticamente fermata – spiega Edyta –. Abbiamo accumulato 8mila dollari canadesi, all’incirca 6mila euro. Bastano appena per il secondo funerale. Ma è stato un gesto importante di vicinanza, ringrazio con il cuore tutti coloro che hanno contribuito e ci hanno dimostrato affetto in questa sequela di lutti».
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