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Iscrizioni alle Superiori L’Sgb attacca Unindustria

Iscrizioni alle Superiori L’Sgb attacca Unindustria

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REGGIO EMILIA. «Basta ingerenze di Unindustria nelle scuole di Reggio Emilia. No alla regionalizzazione e alla privatizzazione della scuola pubblica».Il Sindacato generale di base (Sgb) interviene in vista dello sciopero generale dell’8 marzo e non risparmia critiche al presidente reggiano degli Industriali, Fabio Storchi: «Ci sono state trasmesse diverse segnalazioni da parte di docenti della scuola secondaria che hanno assistito a interventi di rappresentanti di Unindustria, a cui è stata fornita inspiegabilmente la possibilità di fare propaganda (senza alcun contraddittorio) nelle scuole incontrando “oltre 2.000 studenti e 700 genitori in incontri di orientamento organizzati in tutta la provincia”. Per avere conferma della posizione di Unindustria di Reggio Emilia sulle scuole da scegliere basta leggere i recenti comunicati stampa apparsi sul sito internet dell’associazione. Ci è stato anche riferito che alcuni esponenti di Unindustria si siano addirittura addentrati nella discriminazione delle discipline di studio, in particolare delle lingue straniere da studiare e non».

«Come sindacato, non possiamo che rispettare le legittime scelte fatte dalle famiglie e dai ragazzi che stanno concludendo gli studi della scuola secondaria di primo grado ma, se in Italia – aggiungono i rappresentanti del sindacato Sgb – si registra un tasso di disoccupazione giovanile pari al doppio della media europea, è anche a causa di un’istruzione tecnica e professionale troppo condizionata dalle esigenze produttive del momento e che non viene lasciata alla sua autonomia. La scuola pubblica deve tornare a essere laica e indipendente, deve istruire i cittadini del futuro sulla base di saperi universali e non può essere piegata a esigenze del momento del mondo industriale, politico o religioso».

In perfetta linea con le pretese della Confindustria nazionale – aggiunge l’Sgb – «il Governo Conte ha poi in programma di instaurare “l’autonomia differenziata” che si traduce nella regionalizzazione della scuola per benedire l’autonomia secessionista di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, con passaggio del sistema scolastico da nazionale a regionale, passo importante verso la sua privatizzazione». —

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