Venite a Reggio Emilia, vi mostro il pilomat
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sui nuovi pilomat in centro storico e il dibattito generato dai dissuasori
REGGIO EMILIA. Il dibattito politico reggiano da qualche giorno va su e giù come un pilomat, nome commerciale dei piloni automatici, cioè i dissuasori retrattili che contrappuntano il perimetro del cento storico. Su e giù. Anzi, più giù che su, perché la vita presente e futura della città, la sopravvivenza dei commerci, la vita del cuore urbano sembrano dipendere dai temuti e odiati pilastrini elettronici.
Al di là delle critiche o dei cancheri proferiti dai negozianti nei confronti di queste barriere che ritengono anche economiche e logistiche, i pilomat impersonano l’attuale giunta. Nel subconscio degli avversi e dei concorrenti i dissuasori in fondo in fondo, quasi quasi, hanno le somiglianze dell’assessore Mirko Tutino (il pungiball d’ogni tensione) e del sindaco Luca Vecchi (il gran bersaglio).
Ergo: più forte è la dottrina anti-pilomat e più cresce la campagna di discredito nei confronti del governo della città. Cosicché non v’è mai stato tanto affollamento di intervistanti, intervistati, videomaker, curiosi, candidati sindaci e loro supporter nelle immediate vicinanze dei novelli otto pilomat.
Il loro spuntare e la loro sparizione sono motivo di osservazione e dibattito. Un eventuale blocco meccanico dei cilindri mobili, il conseguente stop del traffico, i clacson, un incidente, un urto, un’imprecazione danno un senso all’attesa politica. Sono la nostra Reggio quotidiana. Sono il problema di Reggio?
Gli otto dissuasori drammatizzano così la vita della città (e la campagna elettorale già tosta) che ci è dato modo di leggere condanne definitive: “Un esempio di malgoverno”. E pene patibolari: “Un vero colpo di grazia”.
I negozianti del centro considerano che è sempre più difficile ridurre al minimo le difficoltà di accesso al centro storico. Sempre più difficile... Anche se va osservato che per la giunta Vecchi non è stato facile decidersi ad attivare i dissuasori, tant’è che ne cominciò a parlare nell’autunno-inverno del 2016.
Quello del centro storico è un terreno di consenso e dissenso che smotta, per tutti. Finisce come sempre che ogni minima, elementare, piccola scelta diventa epocale e conflittuale. Nei giorni scorsi ho letto e annotato una frase che porta a sintesi l’impatto dei pilomat. La scelta di essi e il loro su e giù, rappresenterebbero la “distanza dai bisogni comuni”. Addirittura. L’apocalisse.
Dunque il contrario di una sindrome che è conosciuta con la sigla Nimby (Not in my back yard, cioè si faccia purché non nel mio cortile). Si tratta quindi di stabilire quali sono i bisogni comuni e di quale “cortile” di interessi. Quelli degli abitanti dentro l’esagono? Quelli dei commercianti che preferirebbero eventi e festival? Quelli di una decennale politica di trasferimenti delle aree commerciali fuori città?
Quelli di altri candidati che sventolano la deregulation del motore a scoppio? Dei cittadini che vengono dal territorio? Dei nostri polmoni? Del nostro senso del decoro e della città bella? Penso che il “cortile” che vale l’impegno e l’attenzione di tutti sia l’intera città. Non quello segnalato dai pilomat che costituiscono dei varchi, cioè un segmento limitato dei problemi. Ma quello dell’insieme.
Serve un progetto unitario, il quale appunto tenga insieme la pedonalizzazione, il traffico limitato, i parcheggi, la circolazione. Preferisco il periplo al varco. E per periplo intendo la circonvallazione, l’esagono dei viali che stringono il centro e le arterie che vi si irradiano e costituiscono il vero, concreto, dominante problema della città.
Lo sanno gli automobilisti, i semafori, i bus, i pedoni, il tempo che perdiamo e l’aria che respiriamo.
E lì, su quei quasi quattro chilometri e mezzo, che dovrebbero sfidarsi gli aspiranti governanti della città, i cittadini, i commercianti: per un piano della mobilità che liberi dal collasso il girotondo delle 8 in poi e quello delle 17 e oltre, che protegga il centro dalla voglia di carburatore e marmitta. Meno auto per tutti.
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