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il caso 

Arraffano da un magazzino due bici e duecento magliette

Tiziano Soresina
Arraffano da un magazzino due bici e duecento magliette

La polizia controlla un’auto a Fogliano e trova la refurtiva: arrestate due persone Il 56enne al volante: «Ho dato un passaggio ad un amico, non sapevo del furto» 

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Un duplice arresto per furto che potrebbe però aprire – più avanti – ulteriori scenari investigativi, come emerso in tribunale.

Nel tardo pomeriggio di venerdì la polizia intercetta e blocca – nella zona di Fogliano – un’auto stracolma di merce. A bordo vi sono due persone. I poliziotti trovano nella macchina due mountain bike e ben duecento magliette di una nota marca.

IL FURTO A SCANDIANO

Un trasporto troppo strano per non insospettire gli agenti che poi capiscono che si tratta di merce rubata in un magazzino a Scandiano. Messe in correlazione le due cose, scatta l’arresto per chi era al volante (l’impiegato carpigiano 56enne Stefano Oliva) e il passeggero, cioè l’albanese 32enne Adrian Kaftirani . Sono entrambi accusati, in concorso, di furto aggravato. Ma la posizione dell’albanese ben presto è divenuta ancora più pesante, perché a Kaftirani viene notificato un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Bergamo per reati contro il patrimonio, inoltre gli viene contestato l’uso di atto falso perché ha presentato agli agenti una patente contraffatta. Ieri mattina, davanti al giudice Silvia Guareschi, si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto ed è in questo contesto che spuntano ulteriori novità sul caso. Oliva – difeso dal legale Oreste Carrozza – si difende, dicendo che ha solo fatto un favore all’amico che gli aveva chiesto un passaggio in auto, ma non sapeva che quella merce fosse stata rubata, Kaftirani non gli avrebbe detto nulla del furto.

LO SFOGO IN AULA

Piange e si sfoga – a seguire – l’altro indagato che è assistito dall’avvocato Antonella Corrente. Spiega di essere stato sfruttato da una persona italiana per cui lavorava, ma che da due settimane non lo paga: «Ho rubato quella roba nel suo magazzino perché ho bisogno di mangiare, sono disperato, non ho soldi».

Fra l’altro il 32enne dice di abitare a Campegine in un appartamento dell’uomo che ora accusa. E comincia a raccontare una serie di vicende che spingono il giudice Guareschi a consigliarlo di presentare una denuncia. Cosa che probabilmente farà: «Ho intenzione di collaborare con la polizia» rimarca in aula l’albanese che da 15 anni vive in Italia e spiega di essere stato condannato tempo fa per spaccio di stupefacenti ma ha già espiato la pena. Vista la situazione creatasi, il giudice – al termine – inoltra il verbale d’udienza in Procura, affinché sia la magistratura a valutare se vi siano gli estremi per aprire un’ulteriore inchiesta. In precedenza Oliva è stato liberato e Kaftirani resta in carcere (è stato disposto il divieto di dimora a Reggio Emilia, superato però dall’ordine di carcerazione di Bergamo). Verranno processati il 6 marzo. —



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