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Botte e angherie alle mogli e ai 10 figlioletti I tre padri-padroni finiscono in manette

M.F./T.S.
Botte e angherie alle mogli e ai 10 figlioletti I tre padri-padroni finiscono in manette

Vivevano tutti nella stessa casa. Gli uomini (due fratelli e un cugino) si spalleggiavano, violenze inaudite verso i famigliari

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bassa reggiana. Tre donne e dieci bambini, tutti minorenni, costretti a subire angherie e soprusi di ogni genere; una delle donne persino violenze sessuali continuate, anche subito dopo l’ultimo dei tre parti, per l’ossessione del marito ad avere il figlio maschio non ancora arrivato.

È raccapricciante il quadro emerso dalle indagini dei carabinieri di Guastalla che, alla fine, con i colleghi del nucleo investigativo del Comando provinciale di Reggio, hanno potuto porre fine alle violenze con l’arresto dei tre padri padrone che avevano soggiogato, terrorizzandoli, mogli e figli piccoli. Si tratta di due fratelli, uno di 36 anni (l’uomo accusato anche di violenza sessuale continuata) e l’altro di 47, e il cugino 49enne di questi. Tutti di nazionalità pakistana. Con le loro famiglie abitavano nello stesso stabile.

lavoro di squadra

Un risultato che la Procura e i carabinieri – a capo delle indagini il sostituto procuratore Maria Rita Pantani – hanno ottenuto grazie a una grande determinazione e al lavoro di squadra della rete dei servizi – scuola, ospedale e servizi sociali – che orbitano intorno a queste tre famiglie. Ma anche un lavoro molto delicato e paziente che ha dovuto fare breccia nel muro di omertà dovuto al terrore che soggiogava le tre donne e i loro bambini piccoli.

Donne, e soprattutto mamme, angosciate dalla sorte che sarebbe potuta toccare ai propri figli e a loro stesse anche solo per motivi banali. Figurarsi trovare il coraggio di denunciare i propri aguzzini.

violenze inaudite

La violenza dei mariti nei loro confronti era inaudita: si lasciavano andare a eccessi d’ira, arrivavano persino a lesinare i medicinali per i figli e le mogli malate, urlavano per un nonnulla, colpivano i bambini con schiaffi e le donne con pugni alla testa usando sedie, scarpe, bastoni e altri oggetti contundenti.

Secondo gli inquirenti i tre, istigandosi reciprocamente, maltrattavano le loro mogli conviventi in presenza dei figli minori e gli stessi bambini con continue vessazioni fisiche e psichiche.

Ma nonostante le donne, una di loro con una laurea ottenuta in Pakistan, terrorizzate, si imponessero il silenzio, agli occhi accorti degli operatori, sanitari e sociali, hanno cominciato ad essere diversi i segnali che qualcosa, di molto grave, stesse accdendo.

i segnali

A scuola le mamme pregavano le maestre di non dare note sui diari ai bambini. Qualcosa di molto diverso dalla pretesa di un genitore insofferente ai metodi educativi della scuola. Le donne avevano paura delle conseguenze che avrebbero potuto avere quelle note sui bambini una volta tornati a casa. Urla e anche botte erano cosa certa.

Senza contare quanto sarebbe potuto accadere alle mogli, ritenute responsabili della cattiva educazione dei figli. Giudizi e condanne che piombavano su di loro da parte dei mariti e di tutta la cerchia familiare maschile.

Alcuni di questi segnali di profondo malessere sono stati captati dai servizi sociali e dagli operatori sanitari. Fino a quando, con un escamotage, una delle tre donne è stata messa nelle condizioni di poter lasciarsi andare alle confidenze. E quello che è emerso è stato terribile. Al punto da convincere a segnalare immediatamente la situazione ai carabinieri e alla Procura.

Ma anche per gli inquirenti superare l’imposizione al silenzio delle vittime non è stato semplice. Fino a quando gli elementi raccolti sono stati tali da ottenere dal tribunale l’ordinanza di arresto. —

M.F./T.S.

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