«Fare il sindaco non è facile ma io tengo alla mia comunità»
Il primo cittadino Nico Giberti si ricandida per il secondo mandato e si racconta «Voglio confronto con i giovani, proseguire la ciclabile e ampliare la biblioteca»
ALBINEA. «Si ricomincia». Domani sera all’Eco del Mare, la pizzeria a fianco della piazza centrale del paese, il sindaco in carica di Albinea Nico Giberti avvia la propria campagna elettorale.
Eletto nel 2014 a capo di una civica guidata dal Pd, Giberti ha deciso di ripresentarsi per un secondo mandato alla guida del comune pedecollinare. Domani sera alle 19 il primo atto pubblico del nuovo cammino, sempre alla guida di una coalizione di centro-sinistra.
La scelta di correre ancora non è scontata in questi anni, anzi. Perché lei torna a correre?
«Perché tengo alla mia comunità, perché abbiamo iniziato un bel percorso, ma è vero: oggi fare il sindaco non è una scelta facile, per le responsabilità che comporta e pure per la questione economica».
No?
«No, su questo tema devo dire che, quando ne parlo con gli abitanti come con i consiglieri, ricevo sempre solidarietà. Economicamente non è un gran affare e le responsabilità sono altissime».
Non è un discorso molto di moda, sa?
«Eppure è così, e mi fa piacere che in tante occasioni mi sia stato riconosciuto. Vale per tutti, ovviamente, non solo per me».
Veniamo a lei, allora. Nel contesto reggiano, Albinea è sempre considerata un’eccellenza. Che ne dice?
«Si parla di Albinea “paradise”. È una definizione che mi piace e apprezzo se si riferisce alla qualità della vita, alla nostra coesione, alla bellezza del paesaggio: se si intende, insomma, che Albinea è un buon posto dove vivere. È così, grazie anche a chi nel tempo ha costruito qualcosa di solido e di efficace, non va scordato».
Altrimenti?
«Non vorrei che passasse l’idea del paradiso immobile, staccato dalla realtà. Albinea è immersa nel suo tempo, e deve confrontarsi con tutti i problemi degli altri».
Qualche esempio?
«Per restare alla cronaca, penso al dramma famigliare accaduto a Cadelbosco, per cui voglio anche esprimere solidarietà al sindaco Tania Tellini. Sono situazioni al limite che possono verificarsi ovunque, su cui tutti lavoriamo per cercare soluzioni».
Si parla sempre anche di sicurezza.
«Questo è un altro punto delicato, ci sono stati momenti difficili, penso all’ondata di furti fra il 2015 e il 2016. Anche questo ovviamente è un tema che riguarda tutti, abbiamo offerto risposte e devo dire, a costo di sembrare impopolare, che da allora i dati sono quelli “fisiologici”, senza grandi picchi».
Ha già una squadra? Sta lavorando ad alleanze politiche extra-Pd?
« Di grande spazio di manovra fuori dai confini tradizionali non credo ce ne sarò, io prima di tutto sto cercando di coinvolgere persone che possano darci una mano. Ho ricevuto tante disponibilità, non posso che esserne contento».
Ha già idee precise sul programma?
«Voglio organizzare un momento di confronto con i giovani del nostro territorio, fare in modo che ci sia ascolto in questo senso. Sulla viabilità, vogliamo continuare la ciclo-pedonale sino a Puianello, ormai manca poco. E c’è il ballo un bell’ampliamento della biblioteca, sfruttando l’edificio a fianco: è un’idea a cui tengo parecchio».
E se parliamo di “sistema-Reggio”?
«Sicuramente credo che si debba ragionare sul futuro dei trasporti, pensando all’impatto ambientale. È ovvio che qui non possono arrivarci i sindaci da soli, occorre un intervento a livello più alto».
Siamo quasi a fine mandato. C’è qualche progetto che rimpiange di non aver potuto fare?
«Noi abbiamo sempre cercato di muoverci partendo dalle risorse disponibili, e quindi quello che abbiamo deciso di realizzare è arrivato di conseguenze. Quando è stato il caso di accelerare grazie ad alcune opportunità, come nel caso della farmacia comunale, lo abbiamo fatto».
Ne è soddisfatto?
«Sono convinto che sia stata una buona idea che darà benefici a tutti. Non era in programma ma era la cosa giusta».
Torniamo ai rimpianti?
«Più che ai rimpianti, vorrei sottolineare come sono cambiate le cose sul piano delle risorse. Fino al 2008, 2009, sino alla crisi, Albinea incassava oltre un milione di euro abbondante all’anno di oneri di urbanizzazione, pur avendo una crescita demografica ridotta. Però si costruiva ed entravano risorse».
Ora?
«Adesso, quando si arriva a trecentomila euro all’anno è molto. È ovvio che cambiano le risorse e quindi alcune prospettive».
Allora è contento così?
«Mi sarebbe piaciuto fare da noi il palazzo dello sport a servizio di Reggio. Ecco, quello sì». —
Adriano Arati
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