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la protesta 

«A gennaio io e il mio socio abbiamo lavorato gratis»

Am.P.
«A gennaio io e il mio socio abbiamo lavorato gratis»

La categoria dei benzinai è sul piede di guerra ma ha revocato uno sciopero «L’operazione doveva essere a costo zero e “semplificare” la contabilità»

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REGGIO EMILIA. «Il nostro guadagno, su un litro di benzina, è di tre centesimi: un centesimo va in costi bancari, un centesimo in bollette, l’altro centesimo, che prima mi rimaneva in tasca, ora va per la fatturazione elettronica. A gennaio io e il mio socio, pagati i dipendenti, abbiamo lavorato gratis».

È inferocito Pietro Burani, gestore del distributore Eni Station di via Gramsci, nonché ex sindacalista di una categoria – quella dei benzinai – sul piede di guerra anche a causa della fatturazione elettronica. Il 6 febbraio scorso lo sciopero indetto dai gestori delle stazioni di servizio è stato revocato all’ultimo minuto perché «è arrivata la promessa, da parte del Governo, di venirci incontro per superare l’impasse. Se non sarà mantenuta andremo a forme di sciopero molto dure».

I benzinai sono in agitazione in virtù del volume di fatture . «Siamo all’apice del fenomeno perché ad esempio, nel mese di gennaio, ho emesso 1.043 fatture, contro le 5 del bar dove faccio colazione», spiega il gestore, che è un fiume in piena.

«Il problema è gravissimo. Premetto che questa novità noi l’abbiamo auspicata perché è stata presentata come uno strumento antievasione, quindi meritorio. L’operazione doveva essere a costo zero per gli operatori e doveva “semplificare” la contabilità: queste erano state le linee guida prima della promulgazione della legge, nell’ottobre 2017. Invece la procedura è risultata salatissima e mi ha costretto, nel primo mese, a due ore di straordinario quotidiano. Una fregatura».

Burani premette che l’Eni è stata la prima compagnia a creare un sistema gestionale specifico (Fattura 1 Click), acquistata per 550 euro insieme a un computer dedicato. «Se facciamo fatica noi, figuriamoci chi è partito dopo o chi è stato mollato dalla compagnia».

Burani elenca una serie di benefici fiscali disattesi in passato che, sommandosi ad aspetti tecnici del nuovo regime, comporta «non solo un aumento esponenziale della mole dei documenti tracciati, ma pure un sovrapporsi della tassazione».

Il risultato è un esborso notevole per i benzinai, almeno nel primo anno. «In soldoni un impianto come il mio, piuttosto grande, ha perso 9mila euro, che prima figuravano come credito d’imposta. Senza contare che, poiché le ultime fatture di dicembre 2018 vanno conteggiate per motivi tecnici nel 2019, la tassazione sarà superiore. Cifre esorbitanti».

Oltre all’investimento oneroso («1.700 euro solo per il programma operativo»), un altro aspetto pesante secondo Burani è l’impegno umano in termini di tempo. «A gennaio, oltre le 9 ore di lavoro, ogni sera ho dovuto fermarmi dopo la chiusura: due ore extra per stare dietro alle scartoffie. Secondo i miei calcoli, in un anno emetteremo oltre 12mila fatture elettroniche: è un altro lavoro. Un secondo lavoro che non puoi delegare, devi farlo tu: le associazioni ci seguono la contabilità ma non possono venire a gestire direttamente. C’è chi si è organizzato e sta nel piazzale con il tablet in mano e chi come me, meno tecnologico per motivi anagrafici, deve recuperare la sera. Io da luglio a dicembre 2018 ho dovuto partecipare a quattro corsi per saltarci fuori. È assurdo essere penalizzati così». —

Am.P.

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