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Fatturazione elettronica Una rivoluzione che crea disagi e proteste

Ambra Prati
Fatturazione elettronica Una rivoluzione che crea disagi e proteste

Artigiani e piccole imprese lamentano difficoltà, spese e perdite di tempo Le associazioni di categoria prese d’assalto per chiedere assistenza

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Il mondo artigianale è in fibrillazione per l’entrata in vigore dell’obbligo della fatturazione elettronica, che dal primo gennaio 2019 ha imposto un cambio di passo radicale alle piccole imprese, motore della nostra economia.

Nel primo mese dell’entrata in vigore si sono registrate associazioni di categoria prese d’assalto e difficoltà quotidiane lamentate dagli artigiani, che hanno percepito come un fardello – l’ennesimo fardello burocratico – una rivoluzione tecnologica sbandierata all’insegna della gratuità e della semplicità.

Poiché l’argomento è ostico ne abbiamo parlato con Ileana Gorini, responsabile Ced (centro elaborazione dati) di Confesercenti Reggio Emilia, che conta 1.600 associati, soprattutto micro imprese.

Confesercenti si è dotata di uno staff che, dall’aprile scorso, studia l’argomento, mentre in ogni filiale è stata creata una postazione per chi ha problemi di connessione o per chi vuole essere assistito nella fatturazione.

COME FUNZIONA

Da gennaio la fattura di carta non ha più alcun valore legale: diventa solo una copia di cortesia, la vera fattura è quella elettronica in formato Xml. Una ditta che emette fattura nei confronti di un cliente ha tempo dieci giorni per inviarla all’Agenzia delle Entrate, che ha l’obbligo di rispondere entro 5 giorni.

L’Agenzia deve scansionare una serie di elementi codificati (anagrafica, aliquota Iva, codice di esenzione, tipo di pagamento) del destinatario della fattura.

Eseguito questo controllo formale dell’archivio, se è tutto corretto l’Agenzia la consegna nel Fisco Online del destinatario (l’area predisposta per ogni contribuente); la fattura resta su Fisco Online e a quel punto il cliente (o il suo commercialista) deve andarla a pescare per sé. Il cliente dovrà poi liquidare l’Iva nel mese o nel trimestre, a seconda del regime fiscale.

Nel caso invece in cui il documento non passasse i controlli formali, la fattura viene scartata e si considera in automatico come non emessa; l’operatore dovrà attivarsi entro cinque giorni dall’avviso per emettere una nuova fattura corretta. Con questo sistema ciascuno dovrà attivarsi e fare la sua parte.

SANZIONI

Non corrisponde al vero che al momento non siano previste sanzioni.

«È stato introdotto un ridotto regime sanzionatorio per i primi sei mesi, fino a giugno – spiega Ileana Gorini – Per il primo semestre il Governo ha legiferato che non ci saranno sanzioni per l’invio tardivo, se la fattura è comunque emessa entro il periodo di liquidazione: significa che il soggetto che emette ha tempo un mese o il trimestre, se si slitta oltre la liquidazione periodica dell’Iva (che rimane il baluardo immutato) la sanzione è ridotta al 20% dell’importo della fattura non emessa».

Da giugno in poi – solo per la mancata emissione – le sanzioni torneranno ad essere quelle già definite dalla legge sull’Iva.

IL COSTO

La lamentela ricorrente dei piccoli artigiani è il costo aggiuntivo in termini di investimenti informatici e tempo perso. «L’Agenzia ha messo a disposizione degli strumenti gratuiti, parificando il mercato, perciò le software house non sono potute uscire con prezzi esorbitanti. Chiaro che la parte manuale della fatturazione, soprattutto per chi lavora sul fine mese, è importante. Noi pensiamo che un commerciante debba fare il commerciante e un artigiano l’artigiano: ad occuparsi delle incombenze fiscali dev’essere o l’associazione di categoria o il commercialista, come prima».

Associazioni o professionisti che si fanno pagare il servizio. «Non è un costo in più, è un costo differente, perché altre incombenze come lo spesometro spariscono – afferma Gorini – Il costo medio di Confesercenti per questo servizio è sui 150 euro l’anno. Le realtà sono molto variegate: ai piccoli abbiamo fornito noi il sistema gestionale, ai grandi che già lo avevano abbiamo dovuto cucire la soluzione su misura, compresi ristoranti e alberghi».

LO SPAURACCHIO

Lo spauracchio di ogni artigiano è commettere un errore o una dimenticanza e vedersi recapitare sanzioni o cartelle esattoriali.

«Vorrei rassicurare – conclude Gorini – L’errore è sempre possibile, ma lo scopo di questa tracciabilità è un altro: favorire la lotta all’evasione. Nel caso in cui un artigiano si veda arrivare una contestazione dall’Agenzia delle Entrate noi forniamo assistenza legale e di contenzioso, se necessario». —



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