Tragedia a Torino il gup non unisce i due processi
Sono nove i reggiani rimasti coinvolti nel caos scoppiato durante la proiezione della finale di Champions fra Real Madrid e Juventus
TORINO. Non saranno riuniti, almeno per il momento, i due processi aperti per i fatti avvenuti il 3 giugno 2017 in piazza San Carlo, quando durante la proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid si scatenò il panico e rimasero ferite ben 1.694 persone (fra cui nove reggiani).
La 38enne Erika Pioletti, era morta dopo dodici giorni di agonia e la sua vicenda è confluita a processo, mentre non è ancora chiaro il destino giudiziario del decesso della 65enne Marisa Amato, che fu travolta dalla folla mentre passeggiava insieme al marito in una strada vicina, morta lo scorso 25 gennaio. Il gup Maria Francesca Abenavoli ha quindi respinto la richiesta avanzata dal pm Vincenzo Pacileo, che aveva chiesto di riunire in un unico processo i due fascicoli aperti dopo la tragedia. Il primo punta il dito contro 15 tra amministratori e organizzatori dell’evento, fra cui il sindaco Chiara Appendino e l’ex questore di Torino Angelo Sanna, tutti accusati di disastro, lesioni e omicidio colposo. Il secondo processo riguarda, invece, i componenti della cosiddetta banda dello spray, accusati di omicidio preterintenzionale, rapina e lesioni. Secondo la Procura, quattro giovani appartenenti alla banda avrebbero spruzzato dello spray al peperoncino al fine di creare il panico e derubare i tifosi. Solo due reggiani hanno preso posizione. Il gualtierese 26enne Mattia Zerbin (ha una prognosi certificata di 40 giorni) si è costituito parte civile tramite gli avvocati Vainer Burani e Manuela Mora. «Il nostro assistito ha riportato lesioni dal gomito in giù del braccio destro – spiegano i due legali – e ha vissuto momenti terrificanti, investito da una folla fuori controllo. E tuttora quando Mattia si trova in luoghi affollati è preso dal panico. Sono state necessarie terapie e riabilitazione». Coinvolto pure un giovane di Guastalla – cioè il 22enne Federico Borgonovi – che è tutelato dall’avvocato Gabriele Pignagnoli: «La strada giudiziaria scelta – illustra il legale – è quella di una causa civile per il risarcimento-danni. Federico è caduto spinto da quel caos, ferendosi ginocchia e mani con i vetri sparsi sull’asfalto». —
T.S.
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