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correggio, il processo 

«Youness era semi-incosciente dormiva in cella sul pavimento»

Tiziano Soresina
«Youness era semi-incosciente dormiva in cella sul pavimento»

Omicidio preterintenzionale: ripercorse le ultime ore del marocchino 37enne I carabinieri: «Non lo mettemmo sul letto perché temevamo che cadesse» 

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Sempre più vicino alla sentenza il processo – in Assise a Reggio Emilia – che vuole far luce sulla morte il 5 settembre 2017 del marocchino 37enne Youness El Idrissi e che vede accusato di omicidio preterintenzionale il 33enne Sebastiano Mirabito.

Ieri mattina l’udienza si è concentrata – con l’ausilio di alcune immagini – sulle ore trascorse dal nordafricano nella cella di sicurezza al comando provinciale dei carabinieri.

IL PUGNO E LA CADUTA

Il pm Giulia Stignani ritiene che la morte di Youness sia avvenuta dopo alcune ore per le lesioni riportate nella caduta successiva al pugno ricevuto – a Correggio – in pieno volto da Mirabito. Il giovane dopo la caduta, avvenuta verso le 20, si riprese e venne portato in ospedale al San Sebastiano di Correggio. Il 37enne rifiutò il ricovero ma rimase lì a dare fastidio. I carabinieri pertanto intervennero e di fronte alla sua reazione violenta (un militare venne ferito) lo arrestarono. Nella tarda mattinata del 5 settembre Youness fu colto da malore nella camera di sicurezza. Portato in ospedale, morì poco dopo.

LE ORE IN CELLA

Tre carabinieri addetti alle celle raccontano – in aula – cos’è accaduto dall’arrivo intorno alle 2 di notte di El Idrissi, fino alla scoperta che era agonizzante circa dieci ore dopo. «Al suo arrivo appariva stanchissimo, voleva dormire – spiega il primo militare sentito – e l’abbiamo sorretto fino alla camera di sicurezza perché temevamo che cadesse». Qualche particolare in più dal secondo carabiniere che ha deposto: «Era in stato di quasi incoscienza per il forte stato d’ebbrezza. Il letto, nella cella, è su una costruzione fissa con un materasso piuttosto alto e temendo che cadesse da lì, abbiamo lasciato che il giovane arrestato dormisse sul pavimento. Non ci abbiamo pensato a mettergli sotto il materasso. Dormiva russando, l’ho controllato più volte durante la notte, per me stava bene. Ad un certo punto tramite il microfono interno alla cella ho sentito che parlava. Allora sono entrato per capire il perché di quelle frasi, ho provato a parlargli, ma sembrava che non sentisse quello che gli dicevo». Il terzo carabiniere sentito racconta, infine, di quando nella tarda mattinata si accorge che Youness respirava con affanno e ha dato l’allarme. Poi, in udienza, si fa un passo indietro, cioè al momento dell’intervento del 118 sotto ai portici a Correggio. «El Idrissi era a terra, puzzava d’alcol, sanguinava per un taglio sul labbro superiore. Era molto agitato, farfugliava – dice un soccorritore – e solo con l’intervento dei carabinieri si era finalmente convinto a venire al pronto soccorso per le necessarie medicazioni». —



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