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Infermiera del centro prelievi a processo per furti ai pazienti

di Ambra Prati
Infermiera del centro prelievi a processo per furti ai pazienti

Ieri la prima udienza. La donna ha scelto di essere giudicata con rito abbreviato Quattro gli episodi finiti sotto accusa: in un caso erano spariti novanta euro

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Prima udienza, con la scelta da parte dell’imputata del rito abbreviato, per l’infermiera 56enne del centro prelievi di Guastalla accusata di furto aggravato per aver derubato almeno quattro pazienti, presentatisi nella struttura pubblica per sottoporsi all’esame del sangue e delle urine.

LA VICENDA

Gli ammanchi risalgono al settembre 2014, quando si è registrato il primo episodio. Cesarina Mauro, guastallese 67enne, su richiesta dell’infermiera è tornata in bagno per riempire il contenitore di urina poiché, secondo l’addetta, il primo contenitore si era parzialmente rovesciato; la signora ha lasciato incustodita la borsetta, e i 90 euro contenuti nel portafoglio sono spariti.

Gli altri tre episodi risalgono al febbraio 2015: il giorno 17 l’infermiera ha aiutato una paziente a farsi avanti spingendo la sedia alle sue spalle e impossessandosi del portafoglio, poi ritrovato senza che mancasse nulla; il 20, stessa “manovra” della sedia con un uomo che aveva appoggiato la giacca sul bracciolo, vedendo volatilizzarsi 120 euro; infine il 21, con la scusa del contenitore di urina insufficiente, un uomo si è allontanato e non ha più trovato la somma di 215 euro. In un primo tempo la direzione ospedaliera ha pensato ad un ladro esterno. Invece, secondo i carabinieri di Guastalla, quei furti hanno avuto un minimo comune denominatore: la presenza della stessa infermiera, denunciata poi nel maggio 2015 per furto aggravato (l’aggravante consiste nell’aver commesso i fatti nello svolgimento delle mansioni professionali) e accusata «di aver approfittato degli utenti che si erano rivolti alla struttura sanitaria per sottoporsi ad esami» per impossessarsi «in tempi diversi e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso di denaro per un totale di 425 euro». Soldi che i derubati avevano lasciato sulla sedia o sull’attaccapanni nei box, alla sola presenza dell’infermiera poi indagata.

UNA SOLA PARTE CIVILE

La 56enne – tutt’ora infermiera a Guastalla, non sono stati presi provvedimenti disciplinari per lei – ha sempre negato ogni addebito. «A nostro avviso – dice l’avvocato difensore Nicola Nardomarino – nel fascicolo d’indagine sono presenti solo supposizioni, non supportate da prove: nessuno dei presenti ha mai visto la mia cliente compiere quei furti. Su quattro parti lese, solo due hanno sporto denuncia, e in un caso il furto non è affatto avvenuto».

Ieri, alla prima udienza davanti al giudice Simone Medioli Devoto, l’avvocato Nardomarino ha scelto il rito abbreviato, che inizierà – sulla base dei documenti acquisiti – l’8 marzo davanti al collegiale. Nella stessa seduta solo Cesarina Mauro si è costituita parte civile, tramite un legale di fiducia che ha commentato: «Le cifre sono modeste, ma la mia assistita ha voluto andare fino in fondo per principio. Approfittare in questo modo dei pazienti in un contesto sanitario è particolarmente grave». —



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