Giovanni Battista Venturi rivive nel libro del giovane Fabio Ori
Lo studente ha scoperto un manoscritto dello scienziato e l’ha tradotto Nel volume, nato come tesina, sono presenti anche “correzioni” scientifiche
BIBBIANO. Riflessiva e giovanile curiosità, talento e passione, insieme ad una sincera umiltà: sono questi gli ingredienti che hanno portato un talentuoso ragazzo appena diciannovenne – studente al primo anno di Fisica a Parma – alla riscoperta prima, e traduzione poi, dell’opera le “Recherches expérimentales” di Giovanni Battista Venturi.
Opera che raccoglie gli studi di fluidodinamica del famoso scienziato, diplomatico, storico e saggista reggiano, nato a Bibbiano nel lontano 1746, ma ancora oggi incontrato tra i banchi di scuola per l’altrettanto rinomato effetto Venturi, teorizzato proprio nelle “Recherches”.
IL GIOVANE AUTORE
L’autore del volume dal titolo “Giovanni Battista Venturi nella storia della scienza” edito da Antiche Porte, è Fabio Ori, brillante studente, nonché “vicino di casa” di Venturi, residente a Quattro Castella, diplomatosi a pieni voti lo scorso luglio al liceo scientifico “Silvio D’Arzo” di Montecchio, presentando alla commissione esaminatrice come elaborato scritto (ovvero come tesina) il suo lavoro sullo scienziato bibbianese. Da tesina a pubblicazione il passo non è stato breve: «Tutto è iniziato un pomeriggio di febbraio di due anni fa – racconta Ori – tra gli scaffali della biblioteca comunale di Bibbiano dove mi trovavo per un progetto scolastico con altri ragazzi, quando sono rimasto colpito da due biografie su Venturi, di cui una autobiografica».
Ed è proprio da quelle letture che Fabio si avvicina alle “Recherches”, iniziando una ricerca conclusasi solo sabato scorso nella sala polivalente “Barazzoni” di Bibbiano con la presentazione del suo studio davanti ad una platea gremita di curiosi, appassionati, amici, compaesani ed ex compagni di liceo. Presenti anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, e l’assessore alla Cultura del Comune di Quattro Castella, Danilo Morini; Comuni che, peraltro, hanno contribuito alle spese di pubblicazione e alla ricerca degli sponsor, ottenendo l’interesse di aziende del territorio come Coopbox Group e Lapiplast. E Proprio Carletti spiega così il significato di quello che, ad oggi, in campo scientifico è un unicum: «L’amministrazione non ha avuto dubbi nel sostenere l’eccezionale lavoro di Fabio che, oltre ad affermare in maniera atipica il sapere e la conoscenza come basi del presente, si colloca in un filone di riscoperta degli illustri personaggi locali promosso dal Comune: il tutto affrontato con la grande umiltà di Fabio».
Una ricerca partita «dalla Biblioteca Panizzi – continua Ori – unica ad avere una copia del volume di Venturi, un’edizione a stampa del 1797, pubblicata a Parigi, dove Venturi si trovava come ambasciatore per Ercole III nel luglio del 1796 dopo la discesa delle truppe napoleoniche in Italia. Non esistevano traduzioni italiane: era giusto riportarla nella sua lingua natale». Così, con un sorriso consapevole delle fatiche affrontate, ricorda quei mesi in cui i suoi soli compagni erano poco più di un dizionario di francese e le “Recherches”, rinvenute dal catalogo online della bibliotecaPanizzi. «Dovendo poi preparare la mia tesina – commenta il giovane autore – e avendo già questo importante lavoro alle spalle, mi è sembrato interessante presentarlo per la sua originalità».
Immaginiamo, forse, creando non poco stupore tra i membri della commissione, considerando che il volume (391 pagine) comprende, oltre alla traduzione con testo originale a fronte, un ampio saggio introduttivo in otto capitoli il cui scopo è presentare la figura di Venturi in relazione al contesto culturale e scientifico dell’epoca anche precedente, come gli studi che lo scienziato reggiano condusse sui codici vinciani durante la permanenza in Francia. Sarebbe sminuente, però, valutare quest’opera a guisa di mera traduzione perché, se da un lato Ori ha inserito un ricco apparato di note volte a correggere anche imprecisioni contenutistiche presenti nel testo di Venturi, dovute alle parziali conoscenze scientifiche in epoca Settecentesca, dall’altro, come tiene a sottolineare lo stesso autore, «Venturi è da assurgere a modello di una riconsiderazione degli studi classici sulla storia della scienza, ancora di scarso interesse».
BIBLIOTECA PANIZZI
Una riscoperta dal sapore umanistico che probabilmente non sarebbe stata possibile senza l’ausilio di Roberto Marcuccio, responsabile della sezione manoscritti alla Panizzi, il mecenate conosciuto tramite la mediazione dell’ex professoressa di matematica e fisica, Rossella Garofani. «La tiratura – chiosa in ultimo Ori – sarà limitata, intorno alle 200 copie e destinata principalmente alle biblioteche, sicuramente la Panizzi ma anche la Centrale di Firenze e Roma».
Infine, a coronare l’evento, la donazione al Comune di un bassorilievo in tiglio raffigurante le effigie di Venturi, realizzato dall’artista bibbianese Livio Panciroli, ex manutentore di elettrodomestici, reinventatosi incisore ligneo per scacciare l’inoperosità della pensione. —
Matteo Castagnoli
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google