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I clienti forzati all’acquisto e quei regali alle banche

E.Spa.

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REGGIO EMILIA. Sono state indotte «in errore» con il «contributo determinante dei consulenti finanziari o dei direttori delle filiali» che «da anni» conoscevano e di cui si fidavano, le decine e decine di clienti che sarebbero stati truffati sull’acquisto di diamanti che valevano molto meno del prezzo pagato. Le testimonianze degli investitori raggirati, individuati dalla guardia di finanza milanese (circa un centinaio finora) sono riassunte negli atti dell’inchiesta della Procura di Milano. I clienti hanno spiegato che erano i dipendenti delle banche coinvolti a proporre loro «di acquistare i diamanti, fornendo una serie di informazione false», chiariscono gli inquirenti, «e fuorvianti sulla natura e sulle caratteristiche dell’investimento».

E l’acquisto «veniva proposto e non solo segnalato, a volte in modo insistente, occupandosi il bancario in prima persona», e «su precise direttive interne», delle trattative che si svolgevano di solito nelle filiali. In alcuni casi, «sono stati i funzionari delle banche a contattare direttamente» i clienti per «indurli ad investire» nelle pietre preziose, anche spingendoli a disinvestire dagli investimenti che avevano già in corso e a comprare diamanti.

I sequestri

Il sequestro per l’ipotesi di truffa è di 149 milioni nei confronti di Idb, di 165 milioni a carico di Dpi, di 83,8 milioni a carico di Banco Bpm e di Banca Aletti, di 32 milioni nei confronti di Unicredit, 11 milioni a carico di Intesa Sanpaolo e di 35,5 milioni a carico di Mps. Per l’ipotesi di autoriciclaggio il sequestro è da 179 milioni per Idb e di 88 milioni per Dpi. Tra gli indagati il dg di Banco Bpm, Maurizio Faroni, l’ad di Banca Aletti, Maurizio Zancanaro, assieme a funzionari e direttori di filiali delle banche coinvolte.

Le società che vendevano i diamanti, Idb e Dpi, si legge ancora negli atti, si erano «di fatto spartite le banche»: Banco Bpm e Unicredit «collaboravano» con Idb, Intesa e Mps con Dpi. Le brochure che pubblicizzavano gli acquisti erano all’interno «di migliaia di filiali bancarie».

BPM

Banco Bpm, in relazione alle operazioni di sequestro, sottolinea in una nota che «si riferiscono all’attività di segnalazione a Idb della clientela interessata all’acquisto di diamanti nel periodo che va dal 2003 al 2016 e dunque prima della data della fusione tra Banco Popolare e Bpm».

L’istituto, così come comunicato in occasione dei risultati di fine anno, in concomitanza con il fallimento di Idb (dichiarato il 10 gennaio) ha deliberato «adeguati accantonamenti nel bilancio 2018 necessari a presidiare i rischi potenziali connessi alle vertenze e alle conseguenze di tale accadimento a tutela dei propri clienti, con i quali la banca già da mesi ha in corso la definizione di numerosi casi molti dei quali già risolti».

I REGALI

Idb avrebbe fatto «una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit», nonostante «negli accordi si prevedesse espressamente» che nessun dipendente della banca potesse riceverli. E in particolare il dg del Banco Bpm, Maurizio Faroni, avrebbe ricevuto «regali archeologici», ossia «oggetti di archeologia». Gli investigatori hanno quantificato in circa 99mila euro i regali che «la società ha fatto ai vertici delle banche», compresi «soggiorni presso strutture alberghiere». Sono stati rintracciati file chiamati “lista regali natale” e “regali archeologici 2016” con i nomi dei destinatari. La società avrebbe erogato, si legge negli atti, anche «voucher regalo» del valore di 845-950 euro «cadauno». Nel decreto si legge ancora che «le commissioni connesse alla vendita dei diamanti da parte del Banco Bpm, in ragione dei vari accordi di collaborazione con Idb» sono passate dal 5% del 1984 al 24,5% del 2016. —

E.Spa.

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