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Sono un migliaio i reggiani truffati per un valore di 16 milioni di euro

Evaristo Sparvieri
Sono un migliaio i reggiani truffati per un valore di 16 milioni di euro

Rino Soragni, presidente provinciale di Federconsumatori «In alcuni casi servirà una richiesta di dissequestro»

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REGGIO EMILIA. «Due cose bisogna dire: non c’è scadenza di tempi. Il recupero delle pietre non ha nulla a che vedere con il termine delle richieste di insinuazione al passivo, previsto l’8 marzo. Ma bisogna capire se le pietre siano o meno sotto sequestro cautelativo. Nel caso lo siano, per riavere quanto spetta è necessario presentare un’altra richiesta al giudice».

Sono circa un migliaio, per un valore complessivo di 16 milioni di euro, i risparmiatori truffati nell’ambito dello scandalo Diamanti, seguiti nella nostra provincia da Rino Soragni, presidente provinciale di Federconsumatori, da tempo impegnato in una battaglia con le banche per vedere la restituzione del valore dell’investimento sul prezioso.

Un’attività condotta in stretta collaborazione con il curatore fallimentare della Idb, la società di intermediazione di cui era amministratore il reggiano Claudio Giacobazzi, trovato senza vita in una stanza d’albergo qui a Reggio nel maggio 2018, pochi giorni dopo un primo sequestro preventivo per circa 70 milioni di euro nei confronti dei beni della Hile Trust, da lui presieduta.

Martedì, invece, il nuovo sequestro per 700 milioni di euro, nell’ambito di un altro filone dell’inchiesta: un provvedimento che ha colpito cinque banche – Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti – e due società, ovvero la Diamond Private Investment spa (Dpi) e la stessa Intermarket Diamond Business spa (Idb), quest’ultima dichiarata fallita dal tribunale di Milano lo scorso 10 gennaio.

«Con il curatore abbiamo individuato un percorso per recuperare le pietre, ma con questa inchiesta il quadro è cambiato. Invito tuttavia a mantenere la calma», aggiunge Soragni, che proprio in questi giorni, insieme alla dirigenza nazionale dell’associazione di consumatori, ha avuto contatti con il curatore.

Il quadro dei singoli risparmiatori è eterogeneo. Non solo perché dipende anche da quale delle cinque banche il singolo risparmiatore abbia ricevuto e accettato la proposta d’acquisto del diamante. Ma anche perché ogni banca si è comportata in maniera differente. E Banco Bpm, ad esempio, ha ancora in “pancia” dei diamanti da consegnare ai clienti. È proprio su questo dettaglio che potrebbe influire il maxi sequestro da 700 milioni: «Abbiamo la modalità per richiedere il recupero delle pietre – spiega Soragni – da quello che emerge in queste ultime ore, potrebbe verificarsi che le pietre siano sotto sequestro. In questo caso, oltre alla procedura di richiesta, non si può escludere che si debba chiedere anche il dissequestro al giudice».

Per Soragni i numeri di chi si rivolge all’associazione sono destinati ad aumentare. Ed anche per questo sulla vertenza è al lavoro un pool di legali. «La gente continua a chiedere assistenza, anche molte persone che prima non erano venute da noi – conclude il presidente Federconsumatori – molta gente ha aspettato prima di capire se la banca gli desse o meno una risposta soddisfacente».

Fra le cinque banche coinvolte, i comportamenti sono stati differenti: «Su cinque, tre hanno deciso di restituire il 100% del valore e hanno cominciato a farlo. Bpm invece non ha mai ritirato le pietre e ha fatto sempre offerte fra il 20% e il 30%. Siamo riusciti, grazie a coloro che assistiamo dal 2017, a ottenere un risarcimento che varia fra il 50 e il 60% cash, più il mantenimento delle pietre acquistate, in modo da avvicinarci al valore speso. L’ultima a muoversi è statat la Monte Paschi. Ma anche Monte Paschi sta cominciando a riprendersi le pietre e ridare ai consumatori il 100% del valore». —

Evaristo Sparvieri

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