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Suicidio di Giacobazzi l’inchiesta incamminata verso l’archiviazione

T.S.
Suicidio di Giacobazzi l’inchiesta incamminata verso l’archiviazione

L’autopsia non avrebbe rivelato aspetti diversi dal suicidio pianificato dal 65enne in una camera dell’hotel Remilia il 14 maggio scorso

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REGGIO EMILIA. Dall’autopsia sul 65enne Claudio Giacobazzi – trovato cadavere il 14 maggio scorso – non sarebbero emersi elementi tali da poter scardinare quello che fin dal primo momento è apparso come un suicidio.

Quindi sarebbe incamminato verso l’archiviazione il fascicolo aperto dal pm Giacomo Forte con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio contro ignoti. Come ricostruito dagli inquirenti, Giacobazzi quel lunedì di maggio era partito di buon’ora per recarsi alla stazione Mediopadana e raggiungere l’ufficio a Milano. Intorno alle 14, poiché non aveva risposto al telefono (fatto insolito), la moglie aveva lanciato l’allarme di scomparsa.

MACABRO RITROVAMENTO

I carabinieri avevano trovato l’auto del 65enne nel parcheggio dell’hotel Remilia: l’uomo era senza vita nella sua stanza, in testa un sacchetto di plastica e un laccio al collo. Nella camera era stato rinvenuto anche un biglietto, indirizzato a moglie e figlio: parole personali e private, senza alcun accenno al motivo del commiato. E un’annotazione: «La camera dev’essere ancora pagata».

Il decesso di Giacobazzi ha subito avuto una risonanza nazionale dal momento che era a capo della Intermarket Diamond Business Spa (Ibd) di Milano, azienda specializzata nella vendita di diamanti finita nel 2016 al centro dello scandalo svelato dal programma televisivo Rai “Report” di Milena Gabanelli.

A cui si era aggiunto un blitz della troupe di Italia1 “Le Iene” proprio a casa del manager nel Reggiano.

«NON ERA DEPRESSO»

In questa vicenda alcuni aspetti erano apparsi sospetti. In particolare la modalità di quello che sembra un suicidio, visto che Giacobazzi era titolare di regolare porto d’arma. Ma l’esame autoptico avrebbe chiarito che il decesso è avvenuto per soffocamento, escludendo che vi siano altre tracce (ad esempio di medicinali o di violenza) sul corpo. Fin dal primo momento l’avvocato Federico Papa conferma, a nome di moglie e figlio, che Claudio Giacobazzi non era depresso, aggiungendo: «I familiari stanno vivendo un dolore infinito e chiedono un po’ di pietas». —

T.S.

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