Arpad Weisz, gloria del calcio vittima dell’odio razziale
CRACOVIA. «Come Guardiola. O come Allegri, che ha vinto con tutte le sue squadre». Il Viaggio della Memoria ha permesso a tanti giovani reggiani di scoprire anche una storia di calcio a lungo semi-dimenticata, quella dell’ebreo ungherese Arpad Weisz. Calciatore di ottimo livello e subito dopo allenatore rivoluzionario, negli anni 30 ha vinto scudetti fra Inter e Bologna prima di essere costretto alla fuga nel 1938, con la promulgazione delle leggi razziali. Braccato, con moglie e figli, morirà proprio ad Auschwitz. Fra gennaio e febbraio Istoreco ha proposto, come momento preparatorio al Viaggio, una mostra su di lui in sinagoga, visitata da centinaia di futuri viaggiatori. «Fa impressione per tanti motivi. Primo, perché già allora il calcio era la passione di tutti. Secondo, perché Weisz era un allenatore famoso. Sarebbe come se oggi mandassero in un lager Guardiola. O Allegri o Ancelotti: anche loro, come Weisz, hanno vinto con diverse squadre. Sarebbe impossibile vederli oggi deportati», raccontano i ragazzi dell’Iti del d’Arzo di Montecchio.
«Abbiamo saputo che anche lui è morto nei campi, aveva anche dei figli piccoli. È terribile. Qualcuno di noi conosceva la sua storia perché aveva visto in tv il programma di Federico Buffa, ora abbiamo scoperto che ci sono libri e fumetti su di lui».
Altra sorpresa, la vicenda ha anche qualche tinta reggiana. «Il presidente che ha mandato via Weisz era Dall’Ara, quello che dà il nome allo stadio di Bologna, diversi di noi ci sono andati a vedere la serie A. E Dall’Ara era di Reggio. Ora anche Weisz ha una parte dello stadio intitolata a lui. È strano, perché quelle sono storie che conosciamo, seguiamo tutti la serie A. Vedere questi incastri ci fa capire quanto tutto sia intrecciato. E quanto sia stata assurda quella guerra». —
Adr.Ar.
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