Gazzetta di Reggio

Reggio

IL GIORNO DEL DOLORE 

Don Matteo: «Affidiamo Emili e Renata a Wojtyla»

Ambra Prati
Don Matteo: «Affidiamo Emili e Renata a Wojtyla»

Ieri l’addio alla 38enne polacca morta 40 giorni dopo la tragedia in montagna Parenti, amici, colleghi e compagni di scuola si stringono a padre e figlio

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«È scomparsa una persona unica e indispensabile per me. In testa mi frullano tanti ricordi, ma in questo momento preferisco tenerli per me. Resteremo a vivere a Reggio. Andiamo avanti, non possiamo fare altro». Sono le poche parole pronunciate da Ciro Formisano, occhi arrossati e aspetto provato, al termine del funerale della moglie Renata Dyakowska, 38 anni, morta al Policlinico di Modena dopo quaranta giorni di agonia, in seguito alla tragica discesa in slittino sulle piste del Corno al Renon, costata la vita anche alla figlia Emili di 8 anni. Stessi fiori bianchi sulla bara, stesso coro, stessa chiesa (quella di Sant’Alberto in via Einstein), stesso parroco delle esequie di Emili, svoltesi il 10 gennaio nella parrocchia di riferimento della famiglia, dove la piccola frequentava il catechismo.

Non c’è stata invece la partecipazione massiccia e commossa riservata alla bambina, quando migliaia di persone erano accorse per dire addio all’alunna delle elementari e stellina del pattinaggio spentasi così prematuramente. La cerimonia di ieri è stata più raccolta e più intima: segno che il dolore, nella chiusura di questo cerchio tragico protrattosi tra altalenanti speranze, pare essersi ristretto all’entourage della comunità polacca – all’ingresso la cassetta di raccolta fondi tuttora aperta per supportare il nucleo familiare – dei parenti di Renata (le sorelle e la madre in questi giorni sono rimaste accanto a papà e figlio nelle incombenze quotidiane) e degli amici e colleghi di Ciro, operai della Dana Brevini sconvolti per l’accaduto.

Durante l’omelia don Matteo Bondavalli, che ha concelebrato insieme ad altri sacerdoti e diaconi, ha rivolto una preghiera particolare a Giovanni Paolo II, il pontefice polacco «che è una figura di riferimento per la famiglia di Renata, ci tengono molto».

Il don ha raccontato un episodio: «Dopo la morte di Emili, quando la mamma era in fin di vita in ospedale, un giorno sono andato al cimitero a pregare sulla tomba di Emili. Ho incontrato il papà Ciro e gli ho sorriso sperando che il sorriso venisse ricambiato e che quindi ci fossero buone notizie sulle condizioni di Renata. Quando ho visto che lui non ha risposto al mio sorriso ho capito che il decorso non si stava evolvendo positivamente. Difatti pochi giorni dopo ho appreso che anche la mamma non ce l’ha fatta».

Al termine del rito il feretro ha proseguito per il cimitero di San Maurizio, dove la mamma riposerà accanto alla figlia.

Le attenzioni dei presenti, sottoforma di carezze e abbracci continui, sono state riversate sul figlio maggiore, Emanuele di 15 anni, il più colpito dalla perdita della mamma. Giacca rossa e sguardo basso, Emanuele ha ricevuto le condoglianze dei compagni di classe (la prima N dell’istituto tecnico Scaruffi) e di un gruppo di insegnanti della scuola superiore, che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza.

Il quindicenne frequenta con regolarità le lezioni e gli allenamenti di calcio dell’Invicta Gavasseto, presente con una rappresentanza di amici. Faticosi tentativi di un durissimo ritorno alla quotidianità per i sopravvissuti di un famiglia straziata dal dolore per la doppia, gravissima perdita. —



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