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ad Auschwitz-birkenau 

Lo choc degli studenti all’arrivo nei campi «Ci sono cose che vanno oltre l’orrore»

Adriano Arati
Lo choc degli studenti all’arrivo nei campi «Ci sono cose che vanno oltre l’orrore»

«Ne avevamo parlato a scuola, avevamo visto i film e le foto. Ma venire qui e vedere con i nostri occhi è tutto diverso»

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«Oltre quello che potevamo pensare». Si è aperto con un impatto fortissimo il Viaggio della Memoria di Istoreco, la visita ai campi di Auschwitz-Birkenau, il complesso di detenzione e sterminio nel sud-ovest della Polonia dove sono state uccise oltre un milione e mezzo di persone. Nel 2019 il Viaggio accompagnerà lì, e in visita alla città di Cracovia, quasi mille e cento studenti delle scuole superiori dell’intero territorio provinciale reggiano, impegnati in tre turni. Come ogni anno, le ragazze e i ragazzi si trovano anche per riflettere e ragionare sull’esperienza in corso.

La loro narrazione si avvia con il luogo dal più forte valore simbolico, il centro dove il pensiero della distruzione sistematica di una razza è diventato realtà. «Il luogo che ci ha colpito di più è Auschwitz I. Non perché sia il luogo peggiore, ci hanno spiegato che la stragrande maggioranza delle uccisioni è avvenuta a Birkenau, il luogo dello sterminio puro. Ma oggi il museo principale è Auschwitz, nelle casette di mattoni a cui si accede passando per il cancello con la scritta metallica», raccontano le quarte dello Scaruffi.

E questo museo ospita luoghi poco noti, e terribili: «Nelle stanze ci sono reperti che vanno oltre l’orrore. Molti non li conoscevano, perché non si possono fotografare e quindi non si vedono mai, nei libri e nei servizi in tv. Ci sono degli enormi intrecci di capelli, venivano presi dalle donne appena ammazzate e trasformate in calze, cuscini, vestiti. È troppo», spiegano. «Non è concepibile per noi. E lo stesso vale per le scarpine dei bimbi, per le braccia e le gambe di legno per i mutilati, per i pettini. O per le foto degli esperimenti dei bambini. È tutto terribile, tutto oltre che quello pensavamo. Ci è servito, di questo siamo sicuri».

Non molto diverso il pensiero dei loro compagni dell’istituto Mandela, segnati maggiormente però da Birkenau. «Dopo il lunghissimo viaggio per arrivare in Polonia, abbiamo iniziato subito con la tappa principale del Viaggio. È stato stranissimo. Ne avevamo parlato a scuola, avevamo visto i film e le foto. Ma vedere tutto con i nostri occhi è un’altra cosa. È una cosa diversa, le foto ti fanno vedere tutto insieme, lì davanti è tutto enorme, ci giravamo e vedevamo solo campo. Poi i racconti, sono impressionati. E a noi è andata bene, c’era caldo», è il loro pensiero.

«Anche al pomeriggio era difficile credere a quello che si vedeva. Non sappiamo cosa ci resterà, per ora è una bella botta». Una bella botta resa ancora più intensa dai dettagli. «A Birkenau è morto oltre un milione e mezzo di persone. Ma chi erano? Abbiamo scoperto che non c’erano solo ebrei, anche se gli ebrei erano la maggioranza, e che non erano ebrei polacchi, ma deportati da altri paesi. Sapevamo che erano morti lì anche alcuni reggiani», continuano dallo Scaruffi.

«I nazisti avevano pianificato tutto da tempo, quando sono arrivati a costruire Auschwitz avevano già ammazzato milioni di ebrei, con i fucili. C’erano altri campi enorme, Treblinka e Majdanek ad esempio, dove è passato oltre un milione di persone. E neppure noi ne sapevamo molto, nonostante tutta la nostra lunga preparazione. È difficile capire quanto possa essere crudele ed efficace la gente». —



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