«Quanto successo è una sconfitta per l’intera comunità montana»
Un rappresentante dei genitori del consiglio d’istituto dell’Appennino scrive a sindaco, assessori e dirigenti territoriali della scuola e dell’Usl
La lettera
Con la presente tengo a porre l’accento sull’aspetto umano del caso, che purtroppo non è discusso in alcuna normativa o regolamento e, inoltre, risulta non effettuato il periodo concordato tra insegnanti e genitori di prova, così come da una prima riunione intercorsa tra preside, insegnanti e genitori.
In qualità di padre di due bambini, mi trovo spesso a dover rispondere a domande sul perché quel bambino ha la pelle di un altro colore, perché quell’altro ha solo la mamma, perché quell’alunno ha un insegnante personale. Combatto ogni giorno per far comprendere loro che non ci sono differenze, siamo tutti esseri umani, con gli stessi diritti. Mi spiace molto che sia proprio la scuola pubblica a smentire ciò che insegno ai miei figli. Perché in questo caso la scuola pubblica insegna che un bambino diabetico è diverso dagli altri, perché: non può frequentare la scuola materna pubblica del suo paese; non può crescere con i suoi coetanei, compagni di vita di tutti i giorni; non ha “il diritto all’educazione e alla cura, in coerenza con i principi di pluralismo culturale ed istituzionale presenti nella Costituzione Italiana”; non può frequentare una scuola pubblica per “imparare ad imparare”; per fare quanto appena scritto deve rivolgersi a un istituto privato, posto a soli sei chilometri da quello pubblico, inizialmente scelto dalla famiglia, per formare alla vita ed allo studio il piccolo.
In questi giorni ho percorso “idealmente” quei soli sei chilometri non saprei dire quante volte, per cercare una motivazione valida che giustificasse ciò cui il bambino ha dovuto rinunciare. Sicurezza? Formazione? Competenze? Non saprei ma non credo.
Non conosco la scuola privata proposta, che sarà senz’altro molto valida, ma giudico la struttura molto sicura e il personale presente, estremamente competente e formato che ha educato e cresciuto anche i miei figli.
Non voglio esprimere giudizi, ma non posso non esternare il sentimento di sconfitta e la delusione che provo nel pensare che il piccolo non potrà più far parte di quella scuola, di quel gruppo di amici, reputata da lui, dalla famiglia e dagli amici comuni la Sua Scuola e i Suoi Amici.
Esprimo questa considerazione certo di interpretare pensiero comune della maggior parte dei genitori: ribadisco che questa è una sconfitta dell'intera comunità e per comunità intendo tutti Noi.
Si è scelto di non affrontare il problema, ma tra pochi anni il bambino frequenterà la scuola dell’obbligo, e mi chiedo se ci sarà una struttura che potrà offrire a lui, e in futuro ad altri, il diritto allo studio.
Si è scelto di non crescere insieme al piccolo, si è scelto di farlo crescere a soli sei chilometri da casa, si è scelto di renderlo un bambino diverso, di voler enfatizzare la differenza tra pubblico e privato, si è scelto di non considerare il concetto di uguaglianza fondamento del diritto sociale. Ma ormai, ahimè, si è scelto. Sarà stata la scelta giusta?
*Stralcio della lettera
di Dario
(Consiglio dei genitori)
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