Se per superstizione si uccidono 5 tartarughe
Quando leggo sui giornali di maltrattamenti sugli animali causati dalla
superstizione - nell’ultimo caso si tratta di cinque tartarughe marine trovate decapitate in Puglia - mi rendo che lo strato di civiltà che ci divide dai nostri avi è davvero molto sottile con l’aggravante, però, delle nostre maggiori conoscenze scientifiche.
La superstizione è trasversale e indipendente da cultura, etnia, classe sociale o professionale, ma finché si limita al non passare sotto ad una scala o a non indossare un determinato colore sarà eventualmente un problema del singolo e del suo terapeuta, quando riguarda gli animali o altre persone il discorso ci coinvolge tutti.
LA SUPERSTIZIONE
Ma cos’è esattamente una superstizione? In generale si può dire che è ogni atto al quale si attribuisce il potere, misterioso e irrazionale, di favorire un evento positivo o di scongiurarne uno negativo, anche se il buon senso dovrebbe suggerirci di smettere di praticarlo.
Purtroppo per i nostri animali, tantissime credenze popolari, leggende e – appunto - superstizioni, li hanno trasformati in miti, positivi o negativi, mettendo così a rischio la loro stessa sopravvivenza. Se per gli orientali cervi, tigri e rinoceronti devono essere sacrificati perrisvegliare vigori ormai sopiti, noi italiani abbiamo il problema del gatto nero, bellissimo e misterioso, ma foriero di sventura e delle civette, sinistre annunciatrici di morte, mentre il cane porta sfortuna solo se abbaia nella notte.
È ovvio che la buona o cattiva sorte dipendono solo da noi, ma gli animali dovrebbero toccare ferro ogni volta che incontrano un uomo.
*Medico veterinario esperto in comportamento animale della Fnovi
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