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le accuse 

Sono estranei ad Aemilia ma il pentito Valerio li aveva tirati in ballo

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REGGIO EMILIA. «L’Aqualena Fitness era gestito dal boss Alfonso Diletto tramite i Vetere». Queste le dichiarazioni del pentito Antonio Valerio al processo Aemilia.

«I miei assistiti sono del tutto estranei ad Aemilia. Un conto è evadere le tasse, un altro essere additati come ’ndranghetisti: ci riserviamo di adire a vie legali», ha replicato a stretto giro di posta Antonio Dimichele, l’avvocato difensore dei tre reggiani coinvolti nell’inchiesta di Parma sull’Acqualena.

I fratelli Vetere non sono mai stati indagati in Aemilia. Il 50enne Antonio era comparso nell’aula bunker il 27 luglio 2017, per fornire la sua versione su un episodio raccontato dall’altro pentito, Giuseppe Giglio, secondo il quale Vetere era stato picchiato da Valerio per un debito.

«Prestanome di diletto»

Il collaboratore di giustizia Valerio ha nominato i fratelli in ben tre interrogatori del 2017 (30 giugno, 5 luglio e 30 agosto): «Antonio Valerio - si legge negli atti - ha riferito che Vetere Antonio è il prestanome di Diletto Alfonso (condannato a 14 anni per associazione mafiosa, ndr), che dunque è socio occulto del complesso Aqualena. Valerio ha precisato che i Vetere appartengono alla ’ndrangheta, schierandosi prima con i Dragone e poi con Grande Aracri. È stato proprio Valerio a mettere in contatto Alfonso Diletto con Marcello e Antonio Vetere».

«I miei assistiti sono comparsi al maxi processo in qualità di testimoni; per di più non sono stati indagati per falsa testimonianza, a differenza di altri testi. Non hanno nulla a che fare con Aemilia - ha replicato il legale -. I miei clienti non hanno idea di chi sia Valerio e sono indignati di essere definiti teste di legno di Diletto. Si tratta di imprenditori edili onesti che hanno avuto solo la sfortuna di nascere a Cutro».

«la mafia non centra»

Sulle accuse dell’indagine Gdf il difensore ha precisato: «Le quattro società avevano contratto un mutuo bancario al 100%, ancora pagano le rate; i proventi derivano dalla palestra, tant’è che per accumulare la somma per ottenere il mutuo hanno dovuto attendere 7 anni. È una vicenda banale: un’omessa dichiarazione Iva con crediti portati a compensazione che non sono stati riconosciuti. Un omesso versamento di tasse da parte della società di gestione, per un importo di 356mila euro, che è stato rateizzato e si sta versando». —

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