Gazzetta di Reggio

Reggio

Interrogatori dei dirigenti si profila la via del silenzio

Tiziano Soresina

Falso e abuso d’ufficio: da martedì i 18 indagati sfileranno dalla Finanza 

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Studi legali in ebollizione da quando è esplosa la vicenda giudiziaria che vede sotto inchiesta 18 dirigenti comunali per abuso d’ufficio e falso ideologico.

Sull’onda emotiva dell’inchiesta “rimbalzata” sui media, gli indagati si sono riuniti venerdì – in una sede comunale – sia per discutere della nota-stampa diffusa giovedì nel tardo pomeriggio dal Comune (una “mossa” mal digerita dai dirigenti comunali coinvolti), sia per confrontarsi sul da farsi. Ma nelle ultime ore i contatti più stringenti sono avvenuti con gli avvocati scelti per difendersi, anche perché da martedì inizieranno gli interrogatori in fase di indagini. Sfileranno, quindi, di giorno in giorno “scortati” dai propri avvocati i 18 indagati nel comando provinciale della Finanza di via Mazzini. Ma l’impressione è che in molti (se non tutti) si avvarranno – in questa fase – della facoltà di non rispondere, ritenendo più prudente prima valutare gli atti d’indagine e poi più avanti chiedere di essere sentiti.

Anche sul piano difensivo si stanno cementando scelte ben precise. Gli avvocati Liborio Cataliotti e Paolo Coli hanno deciso d’affrontare il lavoro difensivo congiuntamente e, al momento, tutelano quattro dirigenti comunali. Un doppio fronte legale dettato dal fatto che le imputazioni sono a cavallo fra il versante penalistico ed amministrativo. Senza entrare nelle specifiche posizioni tutelate, Cataliotti fa già muro alle accuse: «Stiamo parlando di personale comunale di alto profilo e di grande competenza – entra nel merito il difensore – e dai documenti esaminati non vedo materia di natura penale. Non c’è nulla di illegittimo e men che meno di rilievo penale. Del resto i nostri assistiti sostengono di essere estranei a qualsiasi addebito».

E sugli interrogatori in arrivo? «Tutti i nostri assistiti volevano rispondere alle domande, ma noi due difensori li abbiamo invitati a desistere. Il perché è presto detto – spiega Cataliotti – e si colloca proprio sul dato temporale. Stiamo infatti parlando di atti di sei anni fa e rispondendo d’emblée si rischia di essere imprecisi. Gli avvisi di garanzia non sono espliciti, non c’è la descrizione del fatto e, quindi, non può esserci la piena comprensibilità di quanto contestato. La difesa deve, invece, essere minuziosa, quindi al momento negli interrogatori ci avvarremo della facoltà di non rispondere». Interrogatori incombenti perché uno dei due reati contestati, cioè l’abuso d’ufficio, è a rischio-prescrizione, quindi per interrompere i termini sono già stati disposti i primi interrogatori in fase d’indagini. L’abuso d’ufficio è previsto dall’articolo 323 del codice penale: “Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato – recita la norma – il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”.

Il falso ideologico viene affrontato nell’articolo 479 del codice penale: “Il pubblico ufficiale – si legge – che ricevendo o formando un atto nell'esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, soggiace alle pene stabilite nell'art. 476”. —



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