Nello studio delle Cicogne gli errori della Regione costati lo stop alle nascite
Castelnovo Monti. Il nuovo incontro a Roma del comitato “Salviamo le Cicogne”, avvenuto nei giorni scorsi assieme ai medici che lavorano col gruppo “Insieme per il Sant’Anna” – Carlo Boni e Mario Attolini – ha visto la presentazione della documentazione per sottolineare la necessità di una revisione del parere del Comitato percorso nascite nazionale sul punto nascite del Sant’Anna, chiuso da ottobre 2017.
All’incontro hanno preso parte il presidente del Comitato percorso nascite nazionale Gianfranco Jorizzo, il direttore generale Programmazione Andrea Urbani e il sottosegretario del Ministero della Salute Armando Bartolazzi.
Il documento è una scheda di 34 pagine. Tra gli argomenti principali, il presupposto orogeografico, l’unico che consente una deroga permanente al numero minimo di parti annui. Evidenzia la piena sicurezza del punto nascita determinata dal rispetto degli standard tecnici e operativi richiesti, il vizio formale della precedente richiesta.
LE CONTESTAZIONI
Nel merito della motivazione orogeografica sono state prodotte cartine con Google Maps e Google Earth che mostrano la localizzazione dell’ospedale di Castelnovo, la capacità di servire in posizione centrale tutto il bacino della montagna da Casina a Civago e Miscoso per un totale di 800 chilometri quadrati, la difficoltà derivante dai percorsi stradali e dalle altimetrie, la ridondanza degli altri punti nascita della provincia al di sotto dei 1.000 parti, facilmente sostituibili dall’Hub di Reggio Emilia.
Concludono le Cicogne: «Sono stati calcolati i tempi e le distanze di percorrenza che indicano tempi di un’ora e 50 minuti dai paesi del crinale all’ospedale di Santa Maria Nuova di Reggio e di un’ora e 10 minuti dalle frazioni esterne di Castelnovo Monti. La massima sicurezza del Sant’Anna e del suo punto nascita è stata spiegata attraverso una incisivo intervento dei medici Boni e Attolini, che hanno spiegato che ad ogni parto era presente il ginecologo, l’ostetrica, il pediatra, l’anestesista, in una struttura appena rinnovata e dotata di moderne sale chirurgiche limitrofe alla sala parto. Al Sant’Anna - vanno avanti - venivano indirizzati solo i parti fisiologici a termine ma nel caso di sofferenza del neonato era comunque presente il rianimatore h24 del reparto del Sant’Anna addestrato a trattare i casi infantili».
«Inoltre, era contemporaneamente attivato il neonatologo della Terapia Intensiva Neonatale di Reggio che provvedeva al trasporto in sicurezza del neonato all’Hub di riferimento. Infine, poiché di iter formali si tratta, il documento esplicita l’obiezione che la richiesta presentata dalla Regione al Ministero nel luglio 2017 non aggiornava il Cpnn sul fatto che la legge della Regione disponeva la fusione dell’Azienda Arcispedale Santa Maria Nuova con l’Azienda unita sanitaria locale di Reggio Emilia dando vita all’attuale Azienda Usl di Reggio. L’omessa informazione - dicono - è valsa un motivo di parere negativo quando il Cpnn ha scritto in risposta: “la guardia ginecologica e quella anestesiologica e garantita h24 soltanto con il supporto di ginecologi ed anestesisti provenienti da Reggio”. In realtà i medici e il primario erano una unica equipe operante al Sant’Anna e al Santa Maria». —
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