Violenze a mogli e dieci figli Stecco: «Silenzio pericoloso»
BASSA REGGIANA. Una triplice violenza fra le mura domestiche che sta scuotendo gli animi nella Bassa.
Ci stiamo riferendo ai tre pakistani (due fratelli di 36 e 47 anni, un cugino di 49 anni) arrestati per maltrattamenti in famiglia (a mogli e dieci figli) e nel caso del 36enne pure per violenza sessuale.
LA REAZIONE
È di fronte a quanto sta emergendo dall’inchiesta dei carabinieri coordinata dal pm Maria Rita Pantani, ora interviene anche Marcello Stecco, assessore alla cultura di Gualtieri, per puntualizzare due concetti forti relativi a questa ed altre vicende analoghe maturate in questi anni. «Siamo in presenza di fatti gravissimi che colpiscono non solo le donne vittime delle violenze ma la coesione sociale e culturale di un'intera comunità. Per questa ragione le istituzioni – rimarca Stecco – devono costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari in corso. Nello stesso tempo le rappresentanze associative delle comunità etniche interessate non possono tacere – conclude – ma intervenire condannando e prendendo nettamente le distanze da comportamenti che non possono avere nessuna giustificazione o attenuante, né culturale, né etnica e tantomeno religiosa, silenzio che rischia di produrre invece pericolose generalizzazioni».
Riferimenti precisi quelli di Stecco. In primis invocando una discesa in campo giudiziaria del Comune sul cui territorio per gli inquirenti si sono svolti i fatti e che ora sta proteggendo i tre nuclei familiari dilaniati (per tutelare le vittime non forniremo, comunque, il paese al centro dell’inchiesta).
In seconda battuta l’amministratore gualtierese chiama in causa la comunità pakistana, rimasta silenziosa nei suoi rappresentanti di fronte all’evidenziarsi di un caso simile.
IL TERRORE
Sul piano investigativo, al di là di quanto raccontato dalle tre donne, hanno avuto un ruolo-chiave le intercettazioni effettuate all’interno dell’abitazione di campagna in cui tutto il gruppo pakistano viveva.
E come sta emergendo in questi giorni, la paura sta attanagliando le tre donne e i relativi figli: non abitano più insieme (in origine, con i mariti, in una casa colonica), ora sono in tre strutture protette.
Vivono nel terrore (si profila la necessità di un aiuto psicologico) e sussiste il rischio concreto che possano ritrattare le accuse nei confronti dei mariti padri-padroni. È questo il contenuto di una relazione stilata da carabinieri e servizi sociali che il pubblico ministero Maria Rita Pantani (titolare della delicata inchiesta), ha depositato al gip Ramponi affinché la valutasse prima di esprimersi sulle misure cautelari. I tre mariti pakistano – che negano tutto – rimangono in carcere, come deciso venerdì dal gip Luca Ramponi. —
T.S.
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