Violenze nelle case-famiglia Più controlli in tutta la Regione
Il presidente Bonaccini annuncia una stretta sui permessi e maggiori ispezioni La decisione dopo gli ultimi episodi di abusi su anziani nel Bolognese
reggio emilia. In tutta la regione Emilia-Romagna esistono 505 case famiglia (398 per anziani e 107 per persone con disabilità), piccole strutture private che possono ospitare fino a un massimo di 6 persone. E per avviare l’attività è sufficiente che presentino una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) ai Comuni, senza alcuna autorizzazione preventiva al funzionamento.
Un ambito di servizi totalmente privati, rivolto a persone autosufficienti o non autosufficienti di grado lieve, sul quale la Regione ha deciso di rimetter mano. Una scelta necessaria dopo gli ultimi casi di maltrattamenti verificatisi dentro queste strutture, ultimo dei quali quello che ha riguardato la struttura «Il fornello» di San Benedetto Val di Sambro, nel bolognese: qui, secondo le indagini dei carabinieri, gli anziani erano vittime di pugni, schiaffi e violenze sessuali da parte di quattro persone, il titolare italiano di 52 anni, la moglie e altre due operatrici della struttura, ora indagati per maltrattamenti.
regole più rigide
È necessario, si legge in una nota della Regione, rafforzare gli elementi di prevenzione attraverso regole più stringenti di autorizzazione al funzionamento, di innalzamento della qualità e delle professionalità coinvolte, di coinvolgimento delle famiglie e di tutti gli attori sociali che possono concorrere alla qualità e alla vigilanza (a partire dai medici di medicina generale), per arrivare a forme più stringenti e sistematiche di controllo.
Per questo l’Emilia-Romagna ha individuato una serie di misure che intende adottare sul tema. A partire dalla richiesta di cambiare tempestivamente la norma nazionale che ora permette, segnala la Regione, «con troppa facilità l’apertura di case famiglia», introducendo verifiche preventive e condizioni di maggior garanzia prima del rilascio della concessione dell’autorizzazione.
Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, invierà quindi una lettera ai ministeri competenti, per poi porre il tema in sede di Conferenza delle Regioni. Se non dovesse essere modificata la normativa nazionale, entro l’estate la giunta proporrà all’assemblea di procedere con una propria legge regionale.
controlli periodici
La prima stretta sarà quella sui controlli. Si tratta in realtà di un’attività già avviata, in collaborazione con i Comuni, ma che ora la Regione intende ulteriormente intensificare. Nel 2017 sulle strutture pubbliche e private, accreditate e autorizzate, sono stati realizzati quasi 400 controlli. e sulle case famiglia le verifiche sono state 263. Controlli che si sono focalizzati maggiormente su quelle per anziani, per le quali la percentuale è salita al 58% del totale.
La Regione intende alzare la soglia attuale di controlli aggiungendo un 10% di ispezioni ulteriori, sempre fuori calendario e a sorpresa, verificando comunque tutte le strutture almeno una volta nell’arco dell’anno, già nel 2019. Per questo, verrà istituito un gruppo dedicato coordinato dall’assessorato regionale che veda la presenza di Ausl, Comuni, sindacati, associazioni di volontariato o comunque sigle del settore.
i requisiti
La seconda stretta sarà quella sui requisiti: d’intesa con Anci Emilia-Romagna, la Regione prevede il recepimento nei regolamenti comunali di quei requisiti di qualità facoltativi che diverranno obbligatori. La terza stretta sarà sull’apertura e la partecipazione. Si prevede in particolare di rendere obbligatoria l’apertura delle strutture non solo a parenti e conoscenti, come già ora previsto, ma anche ad associazioni di volontariato del territorio o accreditate presso i Comuni e alle organizzazioni sindacali.
«Gli episodi di violenza e abusi ai danni di persone anziane, all’interno di strutture dove dovrebbero essere invece protetti e accuditi, sono ignobili e inaccettabili e i responsabili devono essere perseguiti – affermano Bonaccini e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – d’intesa con i Comuni e i sindacati abbiamo fatto il possibile per introdurre requisiti di qualità e sicurezza, ma ancora non basta. È necessario cambiare la normativa nazionale, ponendo fine alle facili aperture di case famiglie e introducendo controlli preventivi». —
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