Coop Alleanza 3.0, la sinistra all’assalto dei consigli di zona
Dai consiglieri comunali ai vicesindaco, sono diversi i politici reggiani in corsa Un ruolo un tempo snobbato diventa occasione per superare il crollo della politica
Lanfranco De Franco, Chiara Saccani, Gianni Tasselli, Marco Cassinadri, Linda Rosa Eroli. Tutti nomi che nella sinistra reggiana qualcosa, chi più chi meno, lo dicono e tutti in corsa per essere eletti presidenti o nei consigli di zona di Alleanza 3.0.
nomi noti e meno noti
Si va dal Pd con Chiara Saccani (segreteria provinciale) e Marco Cassinadri (vicesindaco di Casalgrande), a Lanfranco De Franco (capogruppo Mdp in sala Tricolore), a Gianni Tasselli (segretario provinciale di Rifondazione Comunista) a Linda Rosa Eroli (area Leu). Poi ci sono altri nomi più o meno conosciuti ed ex sindaci che fanno riferimento comunque alla vasta area della sinistra.
A loro si aggiunge poi una pattuglia di dipendenti comunali come Gianluca Grassi, tra i primi a scendere in campo sui social chiedendo voti per diventare presidente del distretto di Reggio. O Chiara Saccani in corsa per la presidenza dell’area Appennino Tresinaro-Secchia e Gianni Tasselli nella zona di Correggio e Guastalla. Si tratta di elezioni dove vige il principio mutualistico cooperativo “una testa un voto”, ma è soprattutto una consultazione che fino al 2017 riscuoteva lo stesso interesse delle elezioni per la Bonifica dell’Emilia Centrale.
il ruolo
Quest’anno invece tutti in corsa con tanto di post e like a sostegno di uno o di un altro candidato e commenti del tipo: «Peccato che non posso votarti». In una cooperativa in cui i circa 2 milioni di soci sono suddivisi in 240 circoscrizioni, 55 zone soci e 17 aree, il consigliere di zona di Alleanza 3.0 può contribuire a promuovere iniziative sociali e ambientali a favore della comunità che rappresenta, mentre il presidente è il coordinatore del consiglio e opera in raccordo con il responsabile di zona e la direzione della cooperativa.
ambizioni
La corsa è solo all’inizio e per votare c’è tempo fino al 2 marzo. L’obbiettivo è scalzare i vecchi consiglieri che in questi anni si sono dedicati all’impegnativo lavoro di scegliere le finalità delle raccolte punti o i piccoli progetti di solidarietà. E che a volerli estromettere siano esponenti noti di alcuni partiti della sinistra reggiana qualcosa vorrà pur dire, ma le ipotesi sono diverse.
La più maliziosa è quella di un assalto alla diligenza per arrivare a sedere in consiglio d’amministrazione del colosso cooperativo partendo proprio dai consigli di zona. Come ha fatto il consigliere regionale Pd Fabrizio Benati, che da consigliere di zona è arrivato a sedere nel cda per diventare nel maggio 2018 consigliere regionale subentrando ad Andrea Rossi, eletto in Parlamento.
La meno maliziosa, ed è quella raccontata da più di un candidato per motivare la sua scelta, è aver pensato che «vista la crisi identitaria a sinistra, Alleanza 3.0 sia uno degli ultimi posti dove poter fare attività a favore della propria comunità».
La terza è quella che essere consigliere di zona, meglio ancora presidente, offra una visibilità politica che i partiti non garantiscono più. Una visibilità che può essere spesa alle prossime amministrative per entrare in qualche lista, se non per dar vita ad una civica autonoma. Come a dire che il crollo della militanza ha fatto di Alleanza 3.0 l’ultima spiaggia della sinistra reggiana. —
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