Delrio tuona: «Ecco come stanno i fatti»
Il capogruppo Pd alla Camera minaccia querele al M5s: «Basta bugie. Le indagini della Procura? Si aspettino gli esiti»
«Le accuse del M5s? È tutta propaganda elettorale. I fatti risalgono al 2013 e la Corte chiede la modifica esplicita del regolamento solo nel 2015. E loro continuano a fare un minestrone senza senso mettendoci dentro una serie di bugie». Non si tira indietro. E sull’ennesimo attacco del M5s, che tira in ballo anche circostanze che nulla hanno a che vedere con l’inchiesta sui dirigenti (leggi l’articolo in basso, ndr), annuncia querele. Rompe il silenzio Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera, principale bersaglio M5s insieme al sindaco, Luca Vecchi, nella bufera politica innescata dall’inchiesta per abuso d’ufficio e falso: 18 i coinvolti, fra dirigenti ed ex dirigenti comunali, per incarichi affidati nel 2013, con un regolamento dichiarato nel 2015 illegittimo dalla Corte dei Conti, aggiornato sempre nel 2015 e quindi poi messo a norma. E se la procedura contabile sembra chiusa, adesso la magistratura ordinaria sta passando al vaglio le posizioni di dirigenti, del cui numero neanche il Comune allo stato attuale ha esatta contezza, nonostante la stessa amministrazione abbia reso pubblica l’indagine, all’insegna di un’operazione trasparenza che lo stesso Vecchi ha ribadito doverosa. Nel 2013, Vecchi era capogruppo Pd, Delrio era sindaco, prima di lasciare nell’aprile di quell’anno al facente funzione, Ugo Ferrari, diventando ministro.
Delrio, 7 anni per il nuovo regolamento. Perché?
«In realtà, nel 2008 la Corte fece una generica indicazione incidentale a Reggio nell’ambito di un’indagine conoscitiva generale su tutti i Comuni della provincia. Intorno al 2012, invece, la giurisprudenza fa abbastanza chiarezza sulle diverse opzioni, ma nel 2012 stesso ancora continuano a uscire circolari interpretative dei ministeri per fare chiarezza sulle norme incarichi del codice 2006. Per dire l’incertezza... Solo nel 2015 invece specificamente la Corte dice a Reggio di cambiare. Peraltro con una delibera discutibile perché mi pare non sia stata preceduta da contraddittorio».
Adesso, dopo le segnalazioni alla Corte, il M5s cavalca l’inchiesta.
«È tutta propaganda elettorale. I fatti risalgono al 2013 e la Corte chiede la modifica esplicita del regolamento solo nel 2015. Loro continuano a fare un minestrone senza senso mettendoci dentro una serie di bugie».
C’è però l’indagine...
«Quella della Procura è un’indagine per la quale si aspettano gli esiti, su fatti che dovranno essere ancora accertati. Ho piena fiducia nella magistratura e nei dirigenti. Ed è inutile fare processi finti e preventivi da parte di una forza politica come il M5s, che invece in Parlamento fa evitare i processi veri. Quella del M5s resta propaganda elettorale per far dimenticare fatti quali salvare dal processo Salvini o la condanna del capo del personale al Comune di Roma a tre anni di reclusione».
Si direbbe una battaglia senza esclusione di colpi. La capogruppo reggiana M5s che torna a parlare del Ponte Morandi e di Cutro, dicendo che lei partecipò a una processione? E c’è la sua parentela con Magnani...
«Con Magnani ho un grado di parentela di quinto grado. Si rende conto? Per la pubblica amministrazione non è assolutamente rilevante. Quanto a me non ho mai partecipato ad alcuna processione a Cutro né mai ricevuto allarmi sul ponte Morandi: si tratta di calunnie e chi le dice chiarirà in tribunale. Continuare a dire bugie non vuol dire che poi si trasformino in verità. Ma questo è lo stile dei grillini che dopo aver fatto i condoni edilizi e fiscali sono senza nessuna credibilità come si accorgeranno a maggio in occasione delle prossime amministrative». —
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