«Non possiamo finire in questo modo Confrontiamoci tra noi»
REGGIO EMILIA. «Apprendere solo poche settimane fa che la società Imprimatur editore – per la quale ho scritto e con la quale ho collaborato per anni – è andata in liquidazione mi ferisce profondamente. Scrivo a titolo personale e senza essermi consultato con chicchessia».
Inizia così l’articolo che Pietro Orsatti – scrittore, saggista, collaboratore di diverse testate giornalistiche, autore di teatro, documentarista – ha scritto sul suo blog dopo aver avuto la certezza che la casa editrice con cui ha pubblicato cinque libri (quasi dei figli, per lui) era arrivata alla fine della sua corsa, cancellando tutto quello che, in questi anni, lui e gli altri 203 autori hanno fatto. «Siamo stati noi a formare il patrimonio culturale, sociale e politico della casa editrice, a costituirne l’immagine. Ci abbiamo messo non solo lavoro e fatica, ma anche idee, passione, impegno. Ci abbiamo messo la faccia».
Non poteva quindi non mettercela ora, ci dice da Palermo, dove lo abbiamo raggiunto al telefono. Ed ecco perché ha scritto l’articolo. «Ho un mio libro fermo da sei mesi, un libro a cui tengo molto perché parla di stretta attualità e che sto quindi continuando ad aggiornare – spiega – quando mi sono informato sull’uscita ho capito che qualcosa non andava. Sicuramente sulla chiusura di Imprimatur ha pesato enormemente la scomparsa, lo scorso anno, di Vincenzo Rizzo (rappresentante legale della società, ndr) e il vuoto che ha lasciato. Vincenzo è la persona che ci ha convinti a pubblicare un libro per Imprimatur. La sua razionalità e la sua passione impallidivano davanti alla sua natura di “grande folle”».
La doccia fredda della liquidazione («So per certo che, nonostante la contrazione del settore, Imprimatur era in crescita e partiva da una situazione già molto buona, quindi non credo che le cause siano economiche») porta con sè amare conseguenze: «In queste situazioni i libri non possono più essere venduti, la distribuzione ritira le copie e comunica un prezzo di favore in modo che gli autori possano comprarseli. Tutto quello che non verrà recuperato singolarmente andrà al macero. Unico aspetto positivo: si potrà tornare in possesso del diritto d’autore».
Un palliativo, comunque. «Il diritto della società a chiudere non è in discussione, ma il modo in cui è stato fatto sì. Ci sono autori che ancora non sanno che quest’anno, per la prima volta, non ci sarà lo stand di Imprimatur alla Fiera del Libro di Torino. È una grande perdita per Reggio e anche per il Paese, perché Imprimatur era luogo di sperimentazione e di cultura. In controtendenza, faceva informazione. La sua voce mancherà». —
M.R.
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